Ambiente

Auto elettriche e sviluppo sostenibile

Auto elettriche
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L’entusiasmo suscitato dal futuro della mobilità elettrica rischia di nascondere il dubbi che ancora oggi aleggiano attorno alla sua effettiva sostenibilità. Ci sono ancora diverse aree grigie, infatti, che meritano di essere prese in considerazione con la dovuta attenzione: in particolare, il riferimento è alle batterie e alle fasi di produzione e di ricarica, che probabilmente non sono così pulite come si potrebbe immaginare. Per quanto le auto elettriche non generino emissioni di anidride carbonica per i propri spostamenti, è opportuno riflettere a 360 gradi sul loro utilizzo.

L’impatto sull’ambiente

Alcuni esperti del World Economic Forum, in effetti, ritengono che la produzione di auto elettriche sia destinata ad avere, nei confronti dell’ambiente, un impatto doppio rispetto a quello correlato ai veicoli a combustione. Per di più, il mercato non sembra stimolare un cambio di mentalità in una prospettiva di sviluppo sostenibile: è chiaro, infatti, che vetture con una lunga autonomia e di grandi dimensioni hanno bisogno di batterie molto pesanti, tali da richiedere processi produttivi che comportano una maggiore produzione di anidride carbonica.

Le incognite per il futuro

La questione delle batterie è l’incognita più significativa e più pesante sul piano del futuro della mobilità elettrica e della sua reputazione. Per produrle, c’è bisogno di due materiali come il cobalto e il litio, per estrarre i quali servono giacimenti che ci renderebbero comunque dipendenti da fonti naturali che prima o poi si esauriranno. Le riserve di litio attualmente conosciute si trovano soprattutto nell’America del Sud, mentre il cobalto viene estratto in modo particolare nella Repubblica democratica del Congo. Al momento, però, resta ancora da capire se sia possibile recuperare il cobalto e il litio dopo che le batterie si saranno esaurite. 

Riciclare le batterie

Attualmente, una buona percentuale di batterie può essere riciclata in Germania, ma anche qui il litio non viene ancora recuperato in un modo che si possa considerare soddisfacente. Una buona notizia potrebbe provenire dall’Istituto di chimica dei composti organometallici del Cnr, che ha depositato insieme al Cobat (una realtà specializzata nella raccolta e nel riciclo di rifiuti speciali) un brevetto grazie a cui sarebbe possibile sfruttare un processo a ridotto impatto ambientale per recuperare i metalli delle batterie. 

Il futuro delle auto elettriche

Ciò non implica che ci si debba rassegnare ad auto dalle prestazioni modeste, comunque: il vero punto di svolta potrebbe essere rappresentato dalla scelta di veicoli elettrici leggeri, concepiti e realizzati per poter essere impiegati per spostamenti ridotti. Nel frattempo, l’Asia sembra già aver sorpassato l’Europa, per quanto il Vecchio Continente sia impegnato a investire nella ricerca in questo campo. Il pericolo, quindi, è che nel giro di poco tempo ci si possa ritrovare a dipendere dal mercato della Corea del Sud, da quello del Giappone e soprattutto da quello della Cina. Già in questo momento circa la metà delle auto elettriche che vengono fabbricate in tutto il mondo proviene dalla Cina, che per di più è il Paese che prroduce più batterie. Siamo stati superati da Pechino anche sul piano delle diffusione delle colonnine di ricarica e dal punto di vista degli incentivi previsti per l’acquisto di vetture ecologiche.

L’energia elettrica

Non si può sottovalutare, infine, la questione della provenienza dell’energia elettrica che viene usata per ricaricare le batterie: insomma, serve a poco rinunciare alla benzina e al diesel se l’energia grazie a cui si muovono le auto elettriche non è pulita. In Italia, per esempio, solo il 40% dell’energia elettrica che è stata prodotta nel 2018 derivava da fonti pulite, mentre il rimanente 60% è stato ottenuto grazie a combustibili fossili. E allora, che cosa cambia con le auto elettriche? Il rischio è addirittura quello di incrementare le immissioni di anidride carbonica invece di ridurle.

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