{"id":1839,"date":"2026-10-29T12:02:47","date_gmt":"2026-10-29T11:02:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/?p=1839"},"modified":"2026-10-29T11:03:29","modified_gmt":"2026-10-29T10:03:29","slug":"assorbimento-carbonio-oceani-rapporto-onu-monitoraggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/assorbimento-carbonio-oceani-rapporto-onu-monitoraggio\/","title":{"rendered":"Assorbimento di carbonio negli oceani, l\u2019ONU chiede dati pi\u00f9 affidabili per valutare il futuro del clima"},"content":{"rendered":"<p>Gli oceani assorbono circa il 30% delle emissioni di anidride carbonica prodotte dalle attivit\u00e0 umane, ma la capacit\u00e0 di misurare con precisione questo processo presenta ancora lacune significative. \u00c8 il problema al centro del <em>Climate Technology Progress Report 2026<\/em>, presentato il 28 ottobre dal Programma delle Nazioni Unite per l&#8217;ambiente (UNEP), che richiama governi e istituzioni scientifiche a investire nei sistemi di osservazione del carbonio marino.<\/p>\n<p>Il documento affronta una questione decisiva per le politiche climatiche: <strong>quanto carbonio riescono effettivamente ad assorbire gli oceani, dove viene immagazzinato e come potrebbe cambiare questa capacit\u00e0 con l&#8217;aumento delle temperature globali?<\/strong><\/p>\n<p>La risposta richiede misurazioni continue, modelli scientifici aggiornati e una maggiore collaborazione internazionale. Secondo l&#8217;UNEP, le informazioni oggi disponibili permettono di riconoscere il ruolo degli oceani nella regolazione del clima, ma non sempre di descrivere con sufficiente dettaglio le variazioni regionali e i processi che determinano l&#8217;accumulo del carbonio nelle acque.<\/p>\n<p>Il rapporto, elaborato dall&#8217;UNEP Copenhagen Climate Centre insieme al Climate Technology Centre and Network e al Technology Executive Committee della Convenzione ONU sui cambiamenti climatici, propone di rafforzare quella che viene definita <em>Ocean Carbon Intelligence<\/em>: un sistema integrato di osservazioni, tecnologie di monitoraggio, infrastrutture informative e strumenti di analisi.<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo \u00e8 migliorare la conoscenza scientifica prima di assumere decisioni che riguardano la protezione degli ecosistemi marini e lo sviluppo di tecnologie capaci di intervenire sul ciclo del carbonio.<\/p>\n<h2>Come gli oceani sottraggono anidride carbonica all&#8217;atmosfera<\/h2>\n<p>L&#8217;assorbimento di carbonio negli oceani avviene attraverso processi fisici, chimici e biologici che interagiscono continuamente.<\/p>\n<p>Una parte dell&#8217;anidride carbonica presente nell&#8217;atmosfera si dissolve nell&#8217;acqua marina attraverso gli scambi di gas alla superficie. Una volta entrata nell&#8217;oceano, la CO\u2082 partecipa a una serie di reazioni chimiche che coinvolgono bicarbonati e carbonati, contribuendo alla distribuzione del carbonio inorganico disciolto.<\/p>\n<p>La quantit\u00e0 assorbita dipende da diversi fattori, tra cui la temperatura dell&#8217;acqua, la circolazione delle correnti, le condizioni atmosferiche e la composizione chimica del mare.<\/p>\n<p>Le acque pi\u00f9 fredde possono generalmente dissolvere maggiori quantit\u00e0 di gas rispetto a quelle calde. La circolazione oceanica contribuisce poi a trasferire parte del carbonio dagli strati superficiali verso quelli profondi, dove pu\u00f2 rimanere isolato dall&#8217;atmosfera per periodi molto lunghi.<\/p>\n<p>Accanto a questo meccanismo opera la cosiddetta pompa biologica del carbonio.<\/p>\n<p>Il fitoplancton utilizza la CO\u2082 durante la fotosintesi per produrre materia organica. Una parte di questa materia viene consumata dagli organismi marini, mentre un&#8217;altra pu\u00f2 raggiungere profondit\u00e0 maggiori attraverso particelle organiche, aggregati e resti biologici.<\/p>\n<p>Durante la discesa, gran parte del materiale viene decomposta e il carbonio ritorna in forma disciolta. Soltanto una frazione raggiunge gli strati pi\u00f9 profondi o i sedimenti.<\/p>\n<p>La distinzione \u00e8 rilevante perch\u00e9 <strong>assorbire carbonio dalla superficie non equivale necessariamente a conservarlo lontano dall&#8217;atmosfera per tempi molto lunghi<\/strong>.<\/p>\n<p>La durata dello stoccaggio dipende dalla profondit\u00e0 raggiunta, dai movimenti delle masse d&#8217;acqua e dai processi biologici e chimici che interessano il carbonio.<\/p>\n<h2>Il riscaldamento modifica gli equilibri del carbonio marino<\/h2>\n<p>Il comunicato UNEP del 28 ottobre evidenzia che gli oceani assorbono anche circa il 90% del calore in eccesso associato al riscaldamento globale.<\/p>\n<p>Questa funzione ha limitato l&#8217;aumento della temperatura atmosferica, ma comporta trasformazioni che interessano direttamente gli ecosistemi e il ciclo del carbonio.<\/p>\n<p>L&#8217;aumento della temperatura superficiale riduce la solubilit\u00e0 della CO\u2082 e pu\u00f2 intensificare la stratificazione delle acque, ostacolando in determinate condizioni gli scambi tra superficie e profondit\u00e0.<\/p>\n<p>Le conseguenze non sono uniformi. Le diverse regioni oceaniche rispondono al riscaldamento in modo differente, a seconda delle correnti, della ventilazione delle acque profonde e delle condizioni biologiche.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;acidificazione costituisce una conseguenza importante dell&#8217;assorbimento di anidride carbonica.<\/p>\n<p>Quando la CO\u2082 si dissolve nell&#8217;acqua marina, le reazioni chimiche che ne derivano aumentano la concentrazione di ioni idrogeno e determinano una diminuzione del pH. Questo processo modifica la disponibilit\u00e0 degli ioni carbonato utilizzati da numerosi organismi per costruire gusci e scheletri calcarei.<\/p>\n<p>Coralli, molluschi e alcuni organismi planctonici possono risentire di tali cambiamenti, con effetti che dipendono dalle specie e dalle condizioni ambientali.<\/p>\n<p>Il rapporto ONU richiama inoltre l&#8217;attenzione sulla perdita di ossigeno, sull&#8217;inquinamento e sul deterioramento degli habitat marini. Sono pressioni che possono alterare il funzionamento degli ecosistemi e, attraverso percorsi differenti, influenzare i processi coinvolti nel ciclo del carbonio.<\/p>\n<p>Non sarebbe tuttavia corretto dedurre che l&#8217;assorbimento oceanico globale sia destinato a diminuire immediatamente in termini assoluti. L&#8217;aumento della concentrazione atmosferica di CO\u2082 continua a favorire il trasferimento del gas verso il mare, mentre il riscaldamento e altri cambiamenti possono modificarne l&#8217;efficienza.<\/p>\n<p>La questione scientifica riguarda quindi l&#8217;evoluzione del bilancio complessivo e le differenze tra le diverse aree oceaniche.<\/p>\n<h2>Perch\u00e9 misurare il carbonio negli oceani \u00e8 cos\u00ec difficile<\/h2>\n<p>L&#8217;assorbimento di carbonio negli oceani viene ricostruito attraverso osservazioni dirette, elaborazioni statistiche e modelli numerici. Nessuno di questi strumenti, utilizzato isolatamente, permette di descrivere l&#8217;intero sistema.<\/p>\n<p>Le misurazioni effettuate dalle navi oceanografiche forniscono informazioni dettagliate sulla composizione chimica dell&#8217;acqua, ma sono limitate nello spazio e nel tempo.<\/p>\n<p>Le navi commerciali dotate di strumenti scientifici possono contribuire a raccogliere dati lungo rotte ripetute. Restano per\u00f2 meno rappresentate le aree lontane dai principali collegamenti marittimi.<\/p>\n<p>Le boe fisse e i veicoli autonomi consentono osservazioni pi\u00f9 continue. I galleggianti del programma internazionale Argo, in particolare, hanno ampliato notevolmente la conoscenza della temperatura e della salinit\u00e0 oceanica. Le piattaforme biogeochimiche pi\u00f9 avanzate permettono anche di rilevare variabili legate all&#8217;ossigeno, al pH e all&#8217;attivit\u00e0 biologica.<\/p>\n<p>Non tutte le piattaforme, tuttavia, misurano direttamente l&#8217;anidride carbonica o dispongono dei sensori necessari per ricostruire l&#8217;intero sistema carbonatico.<\/p>\n<p>Il Global Ocean Observing System, coordinato nell&#8217;ambito della Commissione oceanografica intergovernativa dell&#8217;UNESCO, aveva gi\u00e0 segnalato nel 2022 che soltanto una piccola parte delle piattaforme operative disponeva di sensori biogeochimici.<\/p>\n<p>Negli anni successivi sono proseguite le iniziative per ampliare e coordinare queste osservazioni. Rimane per\u00f2 la necessit\u00e0 di ottenere serie storiche sufficientemente lunghe e geograficamente rappresentative.<\/p>\n<p>I satelliti aggiungono informazioni preziose sulla temperatura superficiale, sul colore dell&#8217;oceano e su altre caratteristiche ambientali. Non misurano per\u00f2 direttamente tutte le variabili necessarie per determinare il flusso di carbonio tra atmosfera e mare, soprattutto negli strati profondi.<\/p>\n<p>Per stimare questi scambi, gli scienziati combinano le osservazioni disponibili con modelli che rappresentano i processi fisici e biogeochimici.<\/p>\n<p>L&#8217;affidabilit\u00e0 dei risultati dipende dalla qualit\u00e0 dei dati iniziali, dalla distribuzione delle misurazioni e dalla capacit\u00e0 dei modelli di riprodurre fenomeni che si sviluppano su scale spaziali e temporali differenti.<\/p>\n<p>Una regione oceanica osservata intensamente pu\u00f2 offrire stime relativamente dettagliate. Dove le misurazioni sono sporadiche, aumenta invece il peso delle interpolazioni e delle ipotesi utilizzate nei modelli.<\/p>\n<h2>Dati confrontabili e osservazioni continue: le priorit\u00e0 della ricerca<\/h2>\n<p>La proposta di Ocean Carbon Intelligence contenuta nel rapporto UNEP punta a collegare strumenti e conoscenze che oggi provengono da reti scientifiche differenti.<\/p>\n<p>La raccolta dei dati costituisce soltanto una parte del lavoro. Le misurazioni devono essere sottoposte a controlli di qualit\u00e0, documentate e rese confrontabili tra laboratori e programmi internazionali.<\/p>\n<p>Due strumenti che misurano la stessa variabile possono produrre risultati differenti se utilizzano procedure di calibrazione o criteri di elaborazione non omogenei.<\/p>\n<p>Per questo il coordinamento scientifico internazionale assume un ruolo centrale.<\/p>\n<p>Il Global Ocean Observing System lavora attraverso reti dedicate alle variabili fisiche, biologiche e biogeochimiche. Nell&#8217;ambito delle osservazioni del carbonio, programmi come SOCAT, dedicato alla CO\u2082 superficiale, e GLODAP, che integra misurazioni biogeochimiche nell&#8217;interno dell&#8217;oceano, contribuiscono alla costruzione di archivi utilizzabili dalla comunit\u00e0 scientifica.<\/p>\n<p>Queste raccolte permettono di confrontare misurazioni effettuate in periodi differenti, identificare variazioni nel tempo e migliorare la valutazione dei modelli climatici.<\/p>\n<p>La continuit\u00e0 rappresenta una condizione essenziale. Una campagna oceanografica pu\u00f2 descrivere con precisione una determinata situazione, ma non necessariamente cogliere cambiamenti stagionali, anomalie o tendenze pluriennali.<\/p>\n<p>Occorrono quindi finanziamenti che garantiscano manutenzione degli strumenti, calibrazioni, personale qualificato e conservazione delle informazioni nel lungo periodo.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 stato riconosciuto anche dall&#8217;Organizzazione meteorologica mondiale, che nel maggio 2026 ha pubblicato nuove indicazioni sulle lacune dei sistemi osservativi atmosferici, oceanici e criosferici.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 di integrare osservazioni raccolte da istituzioni diverse \u00e8 particolarmente importante per il carbonio, perch\u00e9 le trasformazioni che avvengono in mare sono strettamente collegate ai cambiamenti dell&#8217;atmosfera.<\/p>\n<h2>Assorbimento naturale e rimozione artificiale non sono la stessa cosa<\/h2>\n<p>Una delle distinzioni necessarie riguarda il significato attribuito all&#8217;assorbimento di carbonio negli oceani quando si valutano le possibili soluzioni climatiche.<\/p>\n<p>Il trasferimento naturale della CO\u2082 dall&#8217;atmosfera all&#8217;acqua marina \u00e8 un processo gi\u00e0 presente nel ciclo globale del carbonio. La sua intensit\u00e0 \u00e8 stata modificata dall&#8217;aumento delle concentrazioni atmosferiche dovuto alle attivit\u00e0 umane.<\/p>\n<p>La rimozione deliberata di anidride carbonica, invece, comprende interventi progettati per aumentare il trasferimento netto di CO\u2082 dall&#8217;atmosfera verso un sistema di stoccaggio.<\/p>\n<p>Le due situazioni richiedono criteri di valutazione differenti.<\/p>\n<p>Nel caso di un intervento artificiale, occorre dimostrare che il carbonio rimosso sia aggiuntivo rispetto a quello che sarebbe stato assorbito naturalmente.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario inoltre stabilire quanto a lungo rimanga immagazzinato, quali emissioni siano generate dalle attivit\u00e0 necessarie all&#8217;intervento e se possano verificarsi effetti ambientali indesiderati.<\/p>\n<p>Tra le tecnologie marine oggetto di ricerca rientrano alcuni metodi di aumento dell&#8217;alcalinit\u00e0 oceanica, concepiti per modificare la capacit\u00e0 chimica dell&#8217;acqua di assorbire CO\u2082.<\/p>\n<p>Altre proposte riguardano la coltivazione di biomassa marina o sistemi che intervengono direttamente sul carbonio disciolto nell&#8217;acqua.<\/p>\n<p>Queste tecnologie presentano livelli di maturit\u00e0 differenti e numerose questioni ancora aperte.<\/p>\n<p>Un cambiamento nella composizione chimica dell&#8217;acqua, per esempio, pu\u00f2 influenzare gli organismi marini. La produzione, il trasporto e l&#8217;impiego dei materiali necessari possono inoltre generare emissioni che devono essere considerate nel bilancio complessivo.<\/p>\n<p>Anche la verifica della permanenza del carbonio costituisce una difficolt\u00e0: misurare un aumento locale dell&#8217;assorbimento non dimostra automaticamente una rimozione atmosferica netta e duratura.<\/p>\n<p>Il rapporto UNEP riconosce le opportunit\u00e0 offerte dalle tecnologie marine, ma ne richiama espressamente i limiti e la necessit\u00e0 di valutazioni scientifiche rigorose.<\/p>\n<h2>Il ruolo degli ecosistemi costieri e del carbonio blu<\/h2>\n<p>Un ambito distinto \u00e8 rappresentato dalla protezione e dal ripristino degli ecosistemi costieri capaci di accumulare carbonio nella vegetazione e nei sedimenti.<\/p>\n<p>Mangrovie, praterie di fanerogame marine e paludi salmastre rientrano tra gli ambienti associati al cosiddetto <em>blue carbon<\/em>, o carbonio blu.<\/p>\n<p>La vegetazione assorbe anidride carbonica attraverso la fotosintesi e una parte del carbonio organico pu\u00f2 accumularsi nei suoli e nei sedimenti, dove le condizioni ambientali ne rallentano la decomposizione.<\/p>\n<p>La conservazione di questi habitat contribuisce inoltre alla protezione delle coste, alla biodiversit\u00e0 e al mantenimento di aree importanti per numerose specie marine.<\/p>\n<p>La loro funzione climatica deve per\u00f2 essere valutata distinguendo il carbonio gi\u00e0 immagazzinato da quello che pu\u00f2 essere accumulato successivamente.<\/p>\n<p>Proteggere una prateria marina esistente pu\u00f2 evitare la perdita di una riserva di carbonio. Ripristinare un habitat degradato pu\u00f2 favorire un nuovo accumulo, ma il risultato dipende dalle condizioni locali e dai tempi di recupero dell&#8217;ecosistema.<\/p>\n<p>Anche in questo caso sono necessarie misurazioni affidabili. Le caratteristiche dei sedimenti, la profondit\u00e0 degli accumuli e le eventuali emissioni di altri gas serra incidono sulla valutazione del beneficio climatico.<\/p>\n<p>Gli ecosistemi costieri, inoltre, non rappresentano l&#8217;intero sistema di assorbimento oceanico. Gran parte degli scambi di CO\u2082 tra atmosfera e mare avviene attraverso processi che interessano l&#8217;oceano aperto e la sua circolazione.<\/p>\n<p>Attribuire alle sole attivit\u00e0 di ripristino costiero la capacit\u00e0 di compensare le emissioni globali significherebbe confondere fenomeni differenti per dimensioni, meccanismi e possibilit\u00e0 di intervento.<\/p>\n<h2>Le conseguenze per le politiche climatiche<\/h2>\n<p>La qualit\u00e0 delle informazioni sull&#8217;assorbimento di carbonio negli oceani influisce direttamente sulla valutazione delle politiche di mitigazione.<\/p>\n<p>I bilanci globali del carbonio cercano di ricostruire la distribuzione della CO\u2082 prodotta dalle attivit\u00e0 umane tra atmosfera, vegetazione terrestre e oceani.<\/p>\n<p>Una parte delle incertezze deriva proprio dalla difficolt\u00e0 di misurare gli scambi oceanici e di rappresentare le variazioni naturali che possono modificare l&#8217;assorbimento da un anno all&#8217;altro.<\/p>\n<p>Disporre di osservazioni pi\u00f9 complete permetterebbe di distinguere meglio le oscillazioni temporanee dai cambiamenti persistenti e di verificare le previsioni dei modelli climatici.<\/p>\n<p>Le informazioni sono rilevanti anche per la valutazione dei progetti di rimozione del carbonio.<\/p>\n<p>Un intervento che dichiara di aumentare l&#8217;assorbimento marino deve poter dimostrare il risultato attraverso procedure verificabili, evitando che una variazione naturale venga contabilizzata come effetto dell&#8217;attivit\u00e0 realizzata.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 di criteri comuni riguarda quindi sia la ricerca pubblica sia gli eventuali meccanismi economici destinati a finanziare interventi di rimozione.<\/p>\n<p>Nel comunicato del 28 ottobre, Martin Krause, direttore della divisione Cambiamento climatico dell&#8217;UNEP, richiama il rischio che un indebolimento della capacit\u00e0 oceanica di assorbire carbonio renda pi\u00f9 difficile e costoso il raggiungimento degli obiettivi climatici.<\/p>\n<p>Il rapporto non presenta per\u00f2 gli interventi sugli oceani come un&#8217;alternativa alla riduzione delle emissioni. <strong>La diminuzione rapida e duratura dei gas serra rimane indispensabile<\/strong>, mentre le soluzioni marine possono avere un ruolo complementare, purch\u00e9 sostenute da evidenze scientifiche e adeguate garanzie ambientali.<\/p>\n<h2>Il problema delle osservazioni nelle aree meno monitorate<\/h2>\n<p>Le difficolt\u00e0 di misurazione non riguardano soltanto gli strumenti disponibili. La distribuzione geografica delle osservazioni condiziona la rappresentazione del ciclo globale del carbonio.<\/p>\n<p>Le regioni oceaniche remote, le alte latitudini e alcune aree dell&#8217;emisfero australe presentano difficolt\u00e0 operative legate alle distanze, alle condizioni meteorologiche e ai costi delle campagne scientifiche.<\/p>\n<p>Proprio in queste zone possono verificarsi processi importanti per gli scambi tra atmosfera, superficie marina e acque profonde.<\/p>\n<p>L&#8217;Oceano Meridionale, per esempio, svolge un ruolo significativo nella circolazione globale e nel trasferimento del carbonio verso l&#8217;interno dell&#8217;oceano. Le sue condizioni ambientali rendono per\u00f2 complesse le osservazioni continuative.<\/p>\n<p>Una maggiore disponibilit\u00e0 di strumenti autonomi pu\u00f2 ridurre alcune lacune, ma non elimina la necessit\u00e0 di misurazioni effettuate dalle navi e di controlli periodici dei sensori.<\/p>\n<p>La collaborazione internazionale diventa quindi una condizione operativa, oltre che scientifica. Le correnti e gli scambi di carbonio attraversano confini nazionali e aree marine soggette a giurisdizioni differenti.<\/p>\n<p>La condivisione dei dati consente di costruire serie osservazionali pi\u00f9 complete e di evitare che informazioni raccolte con finanziamenti pubblici rimangano isolate in archivi non interoperabili.<\/p>\n<p>La prospettiva indicata dall&#8217;UNEP richiede anche capacit\u00e0 scientifiche distribuite tra Paesi con risorse differenti, affinch\u00e9 il monitoraggio non dipenda esclusivamente da un numero limitato di istituzioni.<\/p>\n<p>L&#8217;assorbimento di carbonio negli oceani continuer\u00e0 a essere una componente essenziale del bilancio climatico globale, ma le sue variazioni dovranno essere ricostruite attraverso osservazioni verificabili e mantenute nel tempo.<\/p>\n<p>La priorit\u00e0 concreta indicata dal rapporto ONU \u00e8 trasformare reti di misurazione, archivi scientifici e modelli numerici in un sistema coordinato, capace di documentare quanto carbonio entra negli oceani, dove viene trasferito e per quanto tempo rimane lontano dall&#8217;atmosfera. Senza questa base osservativa, anche la valutazione degli interventi destinati ad aumentare la rimozione marina della CO\u2082 rester\u00e0 esposta a incertezze difficili da quantificare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli oceani assorbono circa il 30% delle emissioni di anidride carbonica prodotte dalle attivit\u00e0 umane, ma la capacit\u00e0 di misurare con precisione questo processo presenta ancora lacune significative. \u00c8 il problema al centro del Climate Technology Progress Report 2026, presentato il 28 ottobre dal Programma delle Nazioni Unite per l&#8217;ambiente (UNEP), che richiama governi e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1840,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true},"categories":[43],"tags":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/assorbimento-carbonio-oceani-rapporto-onu-monitoraggio.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1839"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1839"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1839\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1841,"href":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1839\/revisions\/1841"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1840"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1839"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1839"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1839"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}