{"id":1848,"date":"2026-10-30T15:36:03","date_gmt":"2026-10-30T14:36:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/?p=1848"},"modified":"2026-10-30T12:24:45","modified_gmt":"2026-10-30T11:24:45","slug":"gestione-risorse-idriche-italia-rapporto-aware","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.energ-etico.com\/blog\/gestione-risorse-idriche-italia-rapporto-aware\/","title":{"rendered":"Gestione delle risorse idriche in Italia, il nuovo paper AWARE affronta infrastrutture e cambiamento climatico"},"content":{"rendered":"<p>La sicurezza degli approvvigionamenti idrici, la modernizzazione delle reti e la capacit\u00e0 di affrontare periodi prolungati di siccit\u00e0 sono stati al centro dell&#8217;incontro organizzato da AWARE Think Tank il 28 ottobre 2026 a Roma. Nella Sala David Sassoli di Palazzo Valentini \u00e8 stato presentato il policy paper <em>Gestire la risorsa idrica nell\u2019era del cambiamento climatico<\/em>, dedicato alle criticit\u00e0 del sistema idrico nazionale e alle possibili risposte sul piano infrastrutturale, gestionale e istituzionale.<\/p>\n<p>L&#8217;iniziativa ha riunito rappresentanti della ricerca, delle istituzioni e delle imprese impegnate nel settore dell&#8217;acqua. Il confronto ha affrontato una questione concreta: <strong>come garantire disponibilit\u00e0 idriche sufficienti e servizi affidabili quando precipitazioni, temperature e fabbisogni seguono andamenti sempre meno prevedibili<\/strong>.<\/p>\n<p>La presentazione si colloca in una fase nella quale la gestione delle risorse idriche in Italia richiede interventi coordinati su infrastrutture, conoscenza del territorio e programmazione degli investimenti. I dati disponibili mostrano infatti che una parte rilevante dell&#8217;acqua immessa nelle reti viene ancora dispersa, mentre alcune aree del Paese continuano a registrare difficolt\u00e0 nell&#8217;approvvigionamento.<\/p>\n<p>Il documento AWARE \u00e8 stato presentato come contributo di analisi e proposta alle politiche pubbliche. Le comunicazioni ufficiali consultabili confermano gli ambiti affrontati e la formulazione di raccomandazioni per rafforzare la resilienza del sistema idrico. Non \u00e8 stato tuttavia possibile reperire il testo integrale del nuovo paper attraverso la documentazione pubblicamente accessibile. Non risultano quindi verificabili nel dettaglio le singole misure proposte, le eventuali priorit\u00e0 operative e le relative stime economiche. Gli approfondimenti che seguono distinguono le linee tematiche dichiarate da AWARE dagli interventi gi\u00e0 previsti nella programmazione nazionale.<\/p>\n<h2>Il confronto di Roma tra ricerca, infrastrutture e politiche pubbliche<\/h2>\n<p>La presentazione del 28 ottobre ha coinvolto Marco Ciancarini, direttore dell&#8217;Area Energia di AWARE Think Tank, e i ricercatori Achille Iaccarino, Maria Rosa Milanese e Lisa Castiglioni. Il programma ha previsto interventi dedicati alla disponibilit\u00e0 della risorsa, alla resilienza delle infrastrutture e alle prospettive legislative per il settore.<\/p>\n<p>Tra i partecipanti \u00e8 intervenuta anche Claudia Brunori, direttrice del Dipartimento Sostenibilit\u00e0, Circolarit\u00e0 e Adattamento al Cambiamento Climatico dei Sistemi Produttivi e Territoriali dell&#8217;ENEA. La presenza dell&#8217;agenzia nazionale di ricerca ha inserito nel dibattito le competenze scientifiche necessarie a valutare gli effetti delle trasformazioni climatiche sulla disponibilit\u00e0 dell&#8217;acqua.<\/p>\n<p>L&#8217;incontro ha inoltre previsto contributi provenienti dal mondo della gestione dei servizi idrici, delle tecnologie ambientali e delle istituzioni, con la partecipazione di rappresentanti di Utilitalia, Acque del Sud, Aquanexa e GEKO.<\/p>\n<p>Tre le direttrici indicate nella presentazione dell&#8217;iniziativa: gli effetti del cambiamento climatico sulla disponibilit\u00e0 idrica e sulle infrastrutture, il rapporto tra governance e investimenti, le priorit\u00e0 politiche e legislative nazionali.<\/p>\n<p>Sono questioni strettamente collegate. Un sistema di distribuzione efficiente pu\u00f2 ridurre il fabbisogno di nuove captazioni, ma la manutenzione delle tubazioni non risolve da sola la carenza delle fonti disponibili. Allo stesso modo, la realizzazione di invasi o collegamenti tra acquedotti pu\u00f2 aumentare la flessibilit\u00e0 degli approvvigionamenti, purch\u00e9 le opere siano dimensionate sulla base di valutazioni idrologiche aggiornate e compatibili con la tutela degli ecosistemi.<\/p>\n<p>Le raccomandazioni di policy annunciate da AWARE riguardano il rafforzamento della resilienza del sistema idrico nazionale. La loro trasformazione in interventi dipende per\u00f2 da decisioni successive delle amministrazioni competenti, dalla disponibilit\u00e0 di finanziamenti e dalle procedure necessarie alla realizzazione delle opere.<\/p>\n<h2>Le disponibilit\u00e0 idriche diminuiscono anche quando le precipitazioni restano abbondanti<\/h2>\n<p>Un elemento decisivo per comprendere il problema emerge dal bilancio idrologico nazionale elaborato dall&#8217;ISPRA.<\/p>\n<p>Nel 2025 le precipitazioni complessive in Italia sono state stimate in circa 291 miliardi di metri cubi, equivalenti a 963,4 millimetri di pioggia distribuiti sulla superficie nazionale. Si tratta di un quantitativo inferiore di circa il 9% rispetto al 2024, ma leggermente superiore alla media del trentennio climatico 1991-2020.<\/p>\n<p>Il dato potrebbe suggerire una situazione relativamente favorevole. La disponibilit\u00e0 effettiva di acqua racconta per\u00f2 una realt\u00e0 diversa.<\/p>\n<p>Secondo l&#8217;ISPRA, <strong>nel 2025 la risorsa idrica rinnovabile \u00e8 stata stimata in circa 128 miliardi di metri cubi<\/strong>, con una riduzione del 19% rispetto al 2024 e un valore inferiore di oltre il 7% alla media storica di lungo periodo.<\/p>\n<p>La differenza dipende dal fatto che le precipitazioni non si trasformano integralmente in acqua disponibile. Una quota ritorna nell&#8217;atmosfera attraverso l&#8217;evaporazione e la traspirazione della vegetazione, mentre quantit\u00e0 differenti alimentano i corsi d&#8217;acqua e le falde sotterranee.<\/p>\n<p>Temperature elevate, caratteristiche del suolo, distribuzione stagionale delle piogge e condizioni degli ecosistemi influenzano questo equilibrio.<\/p>\n<p>Nel 2025 il contributo alla ricarica degli acquiferi \u00e8 stato stimato dall&#8217;ISPRA in circa 56 miliardi di metri cubi, il 14,2% in meno rispetto alla media di lungo periodo. \u00c8 un&#8217;indicazione particolarmente rilevante per i territori che dipendono dalle riserve sotterranee per l&#8217;approvvigionamento potabile e per alcune attivit\u00e0 produttive.<\/p>\n<p>Le differenze geografiche sono altrettanto significative. Rispetto alla media climatica 1991-2020, nel 2025 il distretto dell&#8217;Appennino Centrale ha registrato una riduzione della risorsa idrica del 30%, mentre nell&#8217;Appennino Meridionale il deficit \u00e8 stato del 21%. In Sardegna e Sicilia le diminuzioni sono state rispettivamente del 12% e del 13%.<\/p>\n<p>Questi valori riguardano la disponibilit\u00e0 naturale stimata, non il volume effettivamente distribuito dagli acquedotti. Sono tuttavia indispensabili per programmare prelievi, accumuli e misure di adattamento.<\/p>\n<p>La gestione delle risorse idriche in Italia deve quindi confrontarsi con una distribuzione geografica e stagionale dell&#8217;acqua che pu\u00f2 risultare sfavorevole anche in anni caratterizzati da precipitazioni complessivamente vicine alla norma.<\/p>\n<h2>Le perdite degli acquedotti restano un problema infrastrutturale<\/h2>\n<p>Accanto alla disponibilit\u00e0 naturale, pesa lo stato delle reti di distribuzione.<\/p>\n<p>Secondo i dati provvisori dell&#8217;Istat relativi al 2024, nei comuni capoluogo di provincia e di citt\u00e0 metropolitana le perdite idriche totali nella distribuzione dell&#8217;acqua potabile hanno raggiunto il 35,2% del volume immesso in rete.<\/p>\n<p>Il valore \u00e8 rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2022. Il dato riguarda specificamente i capoluoghi e non deve essere confuso con gli indicatori nazionali calcolati su altri anni e su una platea territoriale pi\u00f9 ampia.<\/p>\n<p>Nello stesso insieme di comuni, nel 2024 sono stati erogati circa 1,5 miliardi di metri cubi d&#8217;acqua potabile, corrispondenti a 233 litri per abitante al giorno. Il valore medio \u00e8 diminuito di 30 litri rispetto al 2012.<\/p>\n<p>La contrazione dei volumi distribuiti \u00e8 influenzata da diversi fattori, comprese le dinamiche demografiche, i cambiamenti nei consumi e le misure di razionamento. Non pu\u00f2 quindi essere interpretata automaticamente come il risultato di una maggiore efficienza infrastrutturale.<\/p>\n<p>Le perdite di rete rappresentano inoltre un fenomeno articolato. Comprendono dispersioni fisiche dovute a rotture, deterioramento delle condotte e difetti delle giunzioni, ma anche componenti amministrative e di misurazione, come consumi non correttamente contabilizzati.<\/p>\n<p>La riduzione delle dispersioni richiede interventi differenti a seconda della causa individuata.<\/p>\n<p>La sostituzione delle tubazioni deteriorate pu\u00f2 essere necessaria nei tratti maggiormente compromessi. In altri casi risultano utili il controllo delle pressioni, la distrettualizzazione delle reti, la ricerca sistematica delle perdite e l&#8217;installazione di sistemi di misura capaci di individuare anomalie nei flussi.<\/p>\n<p>La distrettualizzazione consiste nella suddivisione della rete in settori monitorabili separatamente. Confrontando l&#8217;acqua immessa con quella contabilizzata, i gestori possono individuare le aree nelle quali concentrare le verifiche.<\/p>\n<p>Anche la digitalizzazione ha un ruolo operativo. Sensori, misuratori e sistemi di telecontrollo permettono di raccogliere informazioni sul funzionamento degli acquedotti, ma la loro efficacia dipende dalla qualit\u00e0 dei dati e dalla capacit\u00e0 di intervenire sulle anomalie individuate.<\/p>\n<p><strong>Ridurre le perdite significa aumentare la quantit\u00e0 d&#8217;acqua effettivamente utilizzabile senza dover necessariamente incrementare i prelievi dalle fonti naturali.<\/strong> Il beneficio pu\u00f2 essere particolarmente importante nei periodi di siccit\u00e0, quando ogni ulteriore captazione rischia di aumentare la pressione su fiumi, sorgenti e falde.<\/p>\n<h2>Il ruolo degli invasi e delle infrastrutture nei periodi critici<\/h2>\n<p>La sicurezza idrica dipende anche dalla possibilit\u00e0 di conservare e trasferire l&#8217;acqua quando la disponibilit\u00e0 supera temporaneamente il fabbisogno, per utilizzarla nei periodi pi\u00f9 difficili.<\/p>\n<p>Invasi, serbatoi, condotte di adduzione e collegamenti tra sistemi acquedottistici possono contribuire a questa funzione. Le caratteristiche delle opere devono per\u00f2 rispondere alle condizioni specifiche dei territori.<\/p>\n<p>Un nuovo bacino di accumulo, per esempio, richiede valutazioni sulla quantit\u00e0 d&#8217;acqua effettivamente intercettabile, sulla frequenza degli apporti, sulle perdite per evaporazione e sugli effetti ambientali. La sola capacit\u00e0 teorica di immagazzinamento non garantisce che il serbatoio possa essere riempito regolarmente.<\/p>\n<p>Analogamente, collegare reti diverse pu\u00f2 rendere pi\u00f9 flessibile la distribuzione durante un&#8217;emergenza, ma richiede fonti sufficienti, infrastrutture adeguate e accordi gestionali tra i soggetti interessati.<\/p>\n<p>Nelle aree agricole la programmazione deve considerare anche l&#8217;andamento della domanda irrigua. I fabbisogni possono aumentare proprio quando le disponibilit\u00e0 naturali diminuiscono, creando una competizione tra utilizzi differenti.<\/p>\n<p>L&#8217;efficienza dei sistemi irrigui, la scelta delle colture, le caratteristiche del terreno e il monitoraggio dell&#8217;umidit\u00e0 possono contribuire a contenere i prelievi. Le tecniche adottate devono comunque essere valutate considerando il bilancio idrico complessivo del bacino, perch\u00e9 una maggiore efficienza nell&#8217;impiego dell&#8217;acqua non determina sempre, da sola, una riduzione dei consumi totali.<\/p>\n<p>La gestione delle risorse idriche in Italia richiede dunque una pianificazione che metta in relazione approvvigionamento potabile, attivit\u00e0 agricole, utilizzi industriali e necessit\u00e0 ambientali.<\/p>\n<p>Le decisioni diventano particolarmente delicate durante le crisi idriche prolungate. In queste circostanze occorre valutare le disponibilit\u00e0 residue, le previsioni stagionali e i fabbisogni essenziali, evitando che gli interventi emergenziali compromettano la capacit\u00e0 di approvvigionamento nei mesi successivi.<\/p>\n<h2>Investimenti programmati e opere realizzate: due situazioni differenti<\/h2>\n<p>La modernizzazione del sistema idrico italiano dispone gi\u00e0 di strumenti di programmazione e finanziamento che precedono la pubblicazione del paper AWARE.<\/p>\n<p>Uno dei principali \u00e8 il Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico, conosciuto con la sigla PNIISSI.<\/p>\n<p>Il piano, adottato nel 2024, ha individuato 418 interventi ammissibili per un valore finanziario di circa 12 miliardi di euro. Questa cifra rappresenta il fabbisogno associato agli interventi ammessi alla programmazione e non equivale a risorse integralmente assegnate o a lavori gi\u00e0 eseguiti.<\/p>\n<p>Nel settembre 2025 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha approvato uno stralcio del PNIISSI destinando <strong>circa 957 milioni di euro al finanziamento di 75 interventi<\/strong>, con risorse ripartite nel periodo 2025-2029.<\/p>\n<p>Le finalit\u00e0 comprendono la mitigazione degli effetti della siccit\u00e0, l&#8217;adeguamento delle infrastrutture, il miglioramento della resilienza e la riduzione delle dispersioni idriche.<\/p>\n<p>Il provvedimento ha attribuito priorit\u00e0 anche al completamento di opere gi\u00e0 avviate e previsto una quota non inferiore al 40% delle risorse per gli interventi nel Mezzogiorno.<\/p>\n<p>Nel mese successivo, ottobre 2025, il Ministero ha inoltre avviato la raccolta di nuove proposte per l&#8217;aggiornamento del piano, includendo interventi relativi all&#8217;approvvigionamento, alla manutenzione straordinaria, alla realizzazione di serbatoi e al potenziamento delle reti.<\/p>\n<p>Si tratta di passaggi amministrativi che non devono essere sovrapposti.<\/p>\n<p>L&#8217;inserimento di un intervento nella programmazione ne riconosce la rilevanza rispetto agli obiettivi del piano. Il finanziamento individua invece risorse destinate alla realizzazione secondo determinate condizioni. L&#8217;effettivo completamento dell&#8217;opera richiede ulteriori passaggi progettuali, autorizzativi, contrattuali ed esecutivi.<\/p>\n<p>Per misurare i progressi della gestione delle risorse idriche in Italia \u00e8 quindi necessario verificare quanti interventi siano stati realmente completati, quali infrastrutture siano entrate in funzione e quali risultati abbiano prodotto.<\/p>\n<p>Anche gli investimenti collegati al Piano nazionale di ripresa e resilienza devono essere valutati distinguendo gli stanziamenti dai risultati operativi. Gli interventi sulle reti possono generare benefici misurabili soltanto dopo l&#8217;attivazione delle infrastrutture e la verifica delle prestazioni.<\/p>\n<h2>Dalla risposta alla siccit\u00e0 alla prevenzione delle emergenze<\/h2>\n<p>Uno dei problemi pi\u00f9 complessi riguarda il passaggio dalla gestione dell&#8217;emergenza a una programmazione capace di anticipare le condizioni critiche.<\/p>\n<p>Quando un territorio entra in una fase di scarsit\u00e0 idrica, le amministrazioni possono adottare limitazioni temporanee agli utilizzi e misure di contenimento dei consumi. Questi provvedimenti consentono di affrontare situazioni immediate, ma non sostituiscono gli investimenti necessari a ridurre la vulnerabilit\u00e0 strutturale.<\/p>\n<p>I dati Istat mostrano quanto il problema sia concreto. Nel 2024, tra i 109 comuni capoluogo considerati, 17 sono stati interessati da misure di razionamento dell&#8217;acqua potabile, rispetto ai 14 dell&#8217;anno precedente.<\/p>\n<p>Il razionamento non dipende esclusivamente dalla quantit\u00e0 di pioggia. Pu\u00f2 essere determinato anche da difficolt\u00e0 di captazione, limitazioni delle infrastrutture disponibili, insufficiente capacit\u00e0 di accumulo o squilibri tra domanda e offerta.<\/p>\n<p>Una strategia preventiva richiede pertanto informazioni aggiornate sulle riserve disponibili e sulla capacit\u00e0 operativa delle reti.<\/p>\n<p>L&#8217;ISPRA utilizza il modello BIGBANG per elaborare il bilancio idrologico nazionale e stimare componenti come precipitazioni, evapotraspirazione, ricarica degli acquiferi e disponibilit\u00e0 delle risorse rinnovabili.<\/p>\n<p>Questi strumenti permettono di analizzare le differenze tra distretti idrografici e di valutare l&#8217;evoluzione delle disponibilit\u00e0 nel tempo.<\/p>\n<p>Il loro utilizzo pu\u00f2 contribuire a rendere pi\u00f9 fondate le decisioni sui prelievi e sulle misure di adattamento, soprattutto quando viene integrato con i dati raccolti localmente dalle autorit\u00e0 di bacino e dai gestori.<\/p>\n<p>Il monitoraggio assume particolare importanza durante i periodi di scarsit\u00e0 prolungata. Conoscere la consistenza delle riserve consente di individuare anticipatamente condizioni di rischio e di valutare interventi proporzionati alla gravit\u00e0 della situazione.<\/p>\n<h2>Governance e coordinamento tra gli enti responsabili<\/h2>\n<p>La dimensione istituzionale occupa un posto significativo tra i temi affrontati durante la presentazione AWARE.<\/p>\n<p>La gestione dell&#8217;acqua coinvolge infatti amministrazioni centrali, Regioni, autorit\u00e0 di bacino distrettuali, enti di governo d&#8217;ambito, gestori del servizio idrico e altri soggetti responsabili delle infrastrutture e degli utilizzi della risorsa.<\/p>\n<p>Le rispettive competenze riguardano attivit\u00e0 differenti: pianificazione dei bacini, regolazione del servizio, autorizzazione dei prelievi, progettazione delle opere, gestione degli acquedotti e controllo della qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Il coordinamento diventa indispensabile quando i sistemi idrici attraversano pi\u00f9 territori amministrativi oppure quando un intervento destinato a migliorare un servizio produce conseguenze sulle disponibilit\u00e0 di un&#8217;altra area.<\/p>\n<p>Un bacino idrografico, del resto, non coincide necessariamente con i confini delle amministrazioni locali.<\/p>\n<p>Per questa ragione, la pianificazione deve considerare gli effetti delle decisioni sull&#8217;intero sistema delle acque, comprese le esigenze degli ecosistemi e gli obblighi di tutela ambientale.<\/p>\n<p>La regolazione economica del servizio idrico ha un ruolo ulteriore. Gli investimenti devono essere sostenibili nel tempo e accompagnati da adeguati standard di qualit\u00e0, manutenzione e controllo.<\/p>\n<p>La disponibilit\u00e0 di risorse pubbliche pu\u00f2 accelerare specifici interventi, ma la continuit\u00e0 del servizio dipende anche dalla capacit\u00e0 dei gestori di assicurare manutenzione ordinaria e straordinaria dopo la conclusione dei progetti finanziati.<\/p>\n<p>Nell&#8217;ambito della gestione delle risorse idriche in Italia, il confronto tra istituzioni e operatori avviato da AWARE richiama quindi un&#8217;esigenza concreta: collegare la programmazione nazionale alle condizioni operative dei territori, evitando che progettazione, finanziamento e gestione procedano separatamente.<\/p>\n<h2>La sicurezza idrica richiede risultati misurabili<\/h2>\n<p>Il cambiamento climatico introduce una difficolt\u00e0 aggiuntiva nella pianificazione delle infrastrutture: le condizioni osservate in passato non possono essere considerate automaticamente rappresentative di quelle future.<\/p>\n<p>Le opere progettate per funzionare nell&#8217;arco di molti decenni devono essere valutate anche rispetto a possibili variazioni della distribuzione delle precipitazioni, della frequenza dei periodi siccitosi e delle temperature.<\/p>\n<p>Questo non significa attribuire a ogni singola crisi idrica una causa esclusivamente climatica. Le caratteristiche delle reti, la distribuzione dei consumi, la capacit\u00e0 di accumulo e le modalit\u00e0 di gestione possono aggravare o attenuare gli effetti di una riduzione della disponibilit\u00e0 naturale.<\/p>\n<p>Il confronto promosso da AWARE Think Tank il 28 ottobre ha posto queste questioni al centro del dibattito sulla sicurezza idrica nazionale, collegando resilienza infrastrutturale, investimenti e responsabilit\u00e0 istituzionali.<\/p>\n<p>Il passaggio dalle raccomandazioni alle decisioni operative richieder\u00e0 per\u00f2 una verifica puntuale delle proposte contenute nel paper, una volta disponibile il testo integrale, e del loro eventuale recepimento negli strumenti pubblici di programmazione.<\/p>\n<p>Un criterio di valutazione riguarda i risultati concreti degli interventi: la riduzione delle perdite, la maggiore continuit\u00e0 degli approvvigionamenti, la disponibilit\u00e0 di riserve utilizzabili nei periodi critici e il rispetto delle esigenze ambientali.<\/p>\n<p>Il problema appare evidente anche nei dati pi\u00f9 recenti. Nel 2025 l&#8217;ISPRA ha rilevato una disponibilit\u00e0 idrica rinnovabile nazionale inferiore alle medie storiche, mentre le statistiche Istat riferite al 2024 mostrano che nei capoluoghi oltre un terzo dell&#8217;acqua immessa nelle reti di distribuzione continua a non essere contabilizzata come erogata.<\/p>\n<p>Sono due indicatori distinti, ma strettamente rilevanti per le politiche idriche: il primo misura le condizioni della risorsa naturale, il secondo descrive l&#8217;efficienza delle infrastrutture. <strong>La capacit\u00e0 di migliorare entrambi determiner\u00e0 una parte importante della sicurezza degli approvvigionamenti nei prossimi anni.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sicurezza degli approvvigionamenti idrici, la modernizzazione delle reti e la capacit\u00e0 di affrontare periodi prolungati di siccit\u00e0 sono stati al centro dell&#8217;incontro organizzato da AWARE Think Tank il 28 ottobre 2026 a Roma. 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