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SET Plan europeo per l’energia pulita: a Cork la ventesima conferenza sulle tecnologie strategiche per la transizione energetica

Sistema industriale di accumulo elettrico installato accanto a infrastrutture per l'energia rinnovabile.
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Il 4 e 5 novembre 2026 la città irlandese di Cork ospita la ventesima conferenza dello Strategic Energy Technology Plan, il programma attraverso cui l’Unione europea coordina ricerca, innovazione e sviluppo industriale delle tecnologie energetiche. L’appuntamento, organizzato dalla Commissione europea insieme al governo irlandese e alla presidenza irlandese del Consiglio dell’UE, riunisce rappresentanti delle istituzioni, imprese, investitori e centri di ricerca per affrontare una questione diventata centrale nelle politiche europee: come trasformare le innovazioni energetiche in soluzioni industriali competitive e disponibili sul mercato.

La conferenza si svolge alla Cork City Hall ed è preceduta, il 3 novembre, da incontri preparatori dedicati al coordinamento delle politiche nazionali e agli investimenti nelle tecnologie pulite. Il programma affronta il costo dell’energia, la sicurezza degli approvvigionamenti, la decarbonizzazione industriale e le condizioni necessarie per accelerare la diffusione commerciale delle nuove soluzioni.

Il SET Plan europeo per l’energia pulita arriva alla ventesima conferenza in una fase di revisione dei propri strumenti operativi. La ricerca tecnologica rimane essenziale, ma la Commissione punta a collegarla più strettamente alla capacità produttiva europea, alla disponibilità di capitali e alla riduzione delle dipendenze industriali dall’estero.

Vent’anni di cooperazione europea tra ricerca energetica e industria

Lo Strategic Energy Technology Plan è stato istituito nel 2007 per migliorare il coordinamento degli investimenti nazionali nella ricerca energetica. L’obiettivo era evitare che programmi scientifici e industriali procedessero separatamente nei diversi Paesi, duplicando attività e disperdendo risorse in settori che richiedono investimenti consistenti e tempi di sviluppo prolungati.

Con la nascita dell’Unione dell’energia nel 2015, il SET Plan è diventato uno degli strumenti di riferimento per la ricerca, l’innovazione e la competitività del sistema energetico europeo.

Il suo funzionamento si basa sulla collaborazione tra Commissione europea, amministrazioni nazionali, organismi scientifici e soggetti industriali. Le priorità vengono definite attraverso strutture comuni, mentre gruppi specializzati lavorano sulle singole tecnologie individuando obiettivi, necessità di investimento e ostacoli alla loro applicazione.

Il SET Plan europeo per l’energia pulita non costituisce quindi un programma autonomo di finanziamento paragonabile a un bando europeo. È soprattutto uno strumento di coordinamento strategico, attraverso il quale si cerca di rendere coerenti iniziative finanziate da fonti differenti, comprese risorse pubbliche nazionali, programmi europei e investimenti privati.

La sua importanza è cresciuta con l’evoluzione delle politiche climatiche e industriali dell’Unione. La disponibilità di tecnologie a basse emissioni riguarda ormai direttamente la sicurezza energetica, i costi sostenuti dalle imprese e la capacità europea di competere nella produzione di componenti e impianti.

Nel 2024 il ruolo del SET Plan è stato rafforzato nell’ambito del Net-Zero Industry Act, il regolamento europeo dedicato alla capacità produttiva delle tecnologie strategiche a zero emissioni nette. La successiva revisione della governance ha attribuito maggiore rilievo al gruppo direttivo di alto livello, incaricato di orientare le attività comuni.

Le quindici aree tecnologiche al centro del programma

L’architettura del SET Plan comprende dieci grandi linee di intervento per la ricerca e l’innovazione, attuate attraverso quindici gruppi di lavoro tecnologici, denominati Implementation Working Groups.

La distinzione è rilevante: le dieci azioni definiscono le priorità generali, mentre i quindici gruppi concentrano il lavoro su specifici ambiti tecnologici.

Una parte considerevole riguarda le fonti rinnovabili. Sono comprese le tecnologie fotovoltaiche, il solare termico, l’energia eolica, la geotermia, l’energia marina e idroelettrica, oltre ai combustibili rinnovabili e alla bioenergia.

Altri gruppi affrontano lo sviluppo dell’idrogeno, delle batterie e dei sistemi energetici integrati. Rientrano nelle priorità anche le tecnologie in corrente continua, considerate per il loro possibile contributo all’efficienza delle reti e all’integrazione delle nuove infrastrutture elettriche.

Il programma comprende inoltre l’efficienza energetica e delle risorse negli edifici, l’utilizzo sostenibile ed efficiente dell’energia nell’industria e i distretti a energia positiva, concepiti per favorire sistemi urbani nei quali produzione locale, consumi e gestione dell’energia siano coordinati.

Completano le quindici aree la gestione industriale del carbonio e le tecnologie nucleari, con particolare attenzione ai temi della sicurezza e dello sviluppo tecnologico.

Questa articolazione permette di affrontare problemi differenti senza ridurre la transizione energetica alla sola produzione di elettricità rinnovabile.

Un impianto fotovoltaico, ad esempio, deve poter funzionare all’interno di una rete capace di gestire una produzione variabile. La diffusione delle pompe di calore richiede infrastrutture elettriche adeguate, mentre l’elettrificazione di alcuni processi industriali dipende dalla disponibilità di tecnologie compatibili con le temperature e le caratteristiche delle lavorazioni.

La ricerca sui singoli componenti deve quindi procedere insieme allo sviluppo dei sistemi che ne consentono l’impiego.

Il programma della conferenza del 4 e 5 novembre

La prima giornata della conferenza di Cork si apre con gli interventi istituzionali della presidenza irlandese e della Commissione europea. Il programma prevede contributi video del commissario europeo per l’Energia e l’edilizia abitativa Dan Jørgensen e della commissaria per le Startup, la ricerca e l’innovazione Ekaterina Zaharieva.

La prima sessione plenaria è dedicata alla sostenibilità economica dell’energia e alla competitività. Al centro del confronto figurano gli ostacoli che possono impedire alle nuove tecnologie di contribuire concretamente alla riduzione dei costi energetici per famiglie e imprese.

Tra i problemi individuati nel programma compaiono i vincoli delle reti elettriche, le difficoltà delle catene di approvvigionamento e le condizioni di mercato.

La seconda sessione affronta sicurezza e resilienza del sistema energetico europeo. L’incremento della generazione rinnovabile e dei consumi elettrici richiede infatti nuove capacità di accumulo, una maggiore integrazione tra reti nazionali e strumenti per gestire i rischi legati alla variabilità della produzione.

Nel pomeriggio è previsto un confronto sulle difficoltà che separano la ricerca europea dall’affermazione industriale delle innovazioni. Partecipano rappresentanti del settore energetico, della Banca europea per gli investimenti, dello European Innovation Council e dell’Agenzia esecutiva europea per il clima, le infrastrutture e l’ambiente.

Le sessioni parallele approfondiscono la flessibilità energetica senza combustibili fossili e l’applicazione delle tecnologie pulite nei processi produttivi industriali.

Il 5 novembre l’attenzione si sposta anche sulla produzione europea di tecnologie energetiche, sul riscaldamento e raffrescamento sostenibili, sulle fonti offshore e sul contributo delle startup.

Una sessione specifica riguarda il rapporto tra intelligenza artificiale e sistemi energetici, compresa la crescente domanda elettrica dei data center.

Il programma comprende inoltre visite tecniche organizzate in Irlanda, tra cui quelle alla Midleton Distillery e alle strutture di ricerca marittima e oceanica nell’area di Cork. Sono occasioni previste per esaminare applicazioni industriali e infrastrutture sperimentali, distinte dalle sessioni dedicate alla definizione delle politiche europee.

Dalla sperimentazione al mercato: perché gli investimenti sono decisivi

Una delle questioni principali affrontate dal SET Plan europeo per l’energia pulita riguarda il passaggio dai risultati scientifici alle applicazioni commerciali.

La disponibilità di una tecnologia funzionante in laboratorio non garantisce che possa essere prodotta su larga scala, venduta a condizioni competitive e integrata nelle infrastrutture esistenti.

Il percorso industriale richiede ulteriori verifiche, impianti dimostrativi, autorizzazioni, disponibilità di materiali, capacità produttiva e capitali adeguati.

Le difficoltà cambiano a seconda del settore. Alcune tecnologie necessitano di dimostrare affidabilità e durata attraverso periodi prolungati di esercizio. Altre sono già tecnicamente mature, ma incontrano ostacoli economici legati al costo iniziale degli impianti o alla carenza di infrastrutture.

È il caso, per esempio, dell’impiego dell’idrogeno in determinati processi industriali. La competitività dipende dalla produzione, dalla disponibilità di energia a basse emissioni, dai sistemi di trasporto e stoccaggio e dalla presenza di utilizzatori in grado di sostenere investimenti pluriennali.

Per affrontare questi problemi, il SET Plan cerca di favorire una programmazione coordinata lungo l’intera filiera dell’innovazione.

Il 3 novembre è stato programmato un workshop riservato, organizzato dalla Commissione europea con il Forum delle piattaforme europee per la tecnologia e l’innovazione e la European Energy Research Alliance.

L’incontro è dedicato espressamente alla crescita industriale delle innovazioni energetiche e alle condizioni richieste dagli investitori.

Il programma prevede il confronto con rappresentanti della Banca europea per gli investimenti, di InnoEnergy, di Cleantech for Europe e di altri operatori finanziari.

L’obiettivo dichiarato è individuare quali informazioni, verifiche tecniche e condizioni economiche siano necessarie per rendere i progetti più interessanti per il capitale privato.

Le raccomandazioni elaborate dovrebbero contribuire ai nuovi piani comuni di attuazione e investimento, senza che questo comporti automaticamente l’approvazione di finanziamenti o l’avvio di nuovi impianti.

Nuovi piani comuni per collegare ricerca, produzione e finanziamenti

La revisione del SET Plan europeo per l’energia pulita introduce un’evoluzione significativa attraverso i Common Implementation and Investment Plans, indicati con la sigla CIIPs.

Questi strumenti sono destinati a collegare gli obiettivi tecnologici di lungo periodo con le priorità della ricerca, le necessità industriali e gli impegni di investimento.

Il rapporto di avanzamento 2026 del Joint Research Centre della Commissione europea descrive il passaggio verso una fase maggiormente orientata all’attuazione delle decisioni strategiche.

I gruppi tecnologici hanno elaborato nuove visioni tematiche, destinate a contribuire alla preparazione dei piani comuni. I documenti riguardano le prospettive di sviluppo delle diverse tecnologie, le esigenze di ricerca e le condizioni che possono favorirne l’applicazione.

Un piano condiviso può aiutare le amministrazioni nazionali a individuare attività complementari, limitare sovrapposizioni e orientare gli investimenti verso obiettivi coerenti.

Rimane tuttavia una distinzione tra programmazione e realizzazione.

La definizione di un obiettivo tecnologico non equivale alla disponibilità delle risorse necessarie per raggiungerlo. Allo stesso modo, l’identificazione di una priorità industriale non garantisce che le imprese europee riescano a sviluppare capacità produttive sufficienti.

L’effettiva utilità dei nuovi strumenti dipenderà dalla precisione degli impegni, dalla partecipazione degli operatori economici e dalla possibilità di monitorare gli avanzamenti.

Competitività europea e autonomia nelle tecnologie energetiche

La conferenza del 2026 attribuisce particolare rilievo al concetto di sovranità tecnologica.

L’espressione riguarda la capacità europea di sviluppare, produrre e utilizzare tecnologie considerate strategiche, riducendo le vulnerabilità associate a forniture concentrate in un numero limitato di mercati esteri.

Il problema coinvolge diverse filiere: dai materiali necessari alle batterie ai componenti degli impianti rinnovabili, fino alle tecnologie utilizzate per le reti elettriche e per la gestione digitale dell’energia.

La disponibilità di brevetti, laboratori e competenze scientifiche non assicura, da sola, la presenza di stabilimenti industriali competitivi.

Per costruire una filiera produttiva servono mercati sufficientemente ampi, domanda prevedibile, investimenti, personale qualificato e condizioni regolatorie che rendano sostenibile la produzione.

La Commissione europea ha individuato nella competitività industriale una delle principali ragioni per rafforzare il coordinamento tra ricerca e politiche energetiche.

Il SET Plan europeo per l’energia pulita si collega così agli obiettivi del Net-Zero Industry Act e agli altri strumenti europei dedicati all’innovazione, pur mantenendo una funzione distinta rispetto ai programmi di sostegno diretto alle imprese.

Un ulteriore elemento riguarda la circolarità delle tecnologie e la disponibilità delle materie prime. Tra il 2025 e il 2027 sono previste cinque task force temporanee incaricate di formulare raccomandazioni su temi trasversali, tra cui sostituzione dei materiali, digitalizzazione, competenze professionali, esigenze sociali e accesso al mercato.

Si tratta di aspetti che incidono sulla competitività anche quando la tecnologia di partenza è già sufficientemente sviluppata.

Quali risultati attendersi dalla ventesima conferenza

Alla vigilia dell’apertura dei lavori, la documentazione ufficiale permette di individuare con chiarezza il programma e gli obiettivi della conferenza, ma non giustifica l’attribuzione all’evento di nuovi accordi industriali, finanziamenti approvati o risultati tecnologici già conseguiti.

Il rapporto di avanzamento 2026 costituisce invece un riferimento documentale per valutare le attività precedenti e le priorità della nuova fase del SET Plan.

La distinzione è necessaria perché il calendario comprende sessioni di confronto, iniziative preparatorie e attività destinate a orientare decisioni successive. Gli eventuali impegni formalizzati durante la conferenza dovranno essere verificati attraverso comunicazioni e documenti ufficiali.

Tra gli elementi da seguire figurano l’evoluzione dei piani comuni di investimento, gli impegni dei Paesi partecipanti e la capacità di coinvolgere l’industria nella realizzazione dei programmi tecnologici.

Il confronto di Cork offre anche l’occasione per verificare come le politiche europee intendano affrontare una difficoltà concreta: i tempi della ricerca, quelli degli investimenti industriali e quelli necessari per adeguare le infrastrutture energetiche non coincidono.

Una tecnologia può raggiungere la maturità commerciale prima che le reti, le autorizzazioni o le condizioni economiche ne consentano un utilizzo diffuso.

Per questo il nuovo sistema di programmazione del SET Plan dovrà misurarsi anche con la capacità di definire tappe verificabili, fabbisogni finanziari e responsabilità operative. La preparazione dei Common Implementation and Investment Plans rappresenta uno dei passaggi attraverso cui tradurre le priorità discusse a Cork in attività coordinate tra istituzioni, ricerca e industria.