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La Commissione europea ha avviato il 26 ottobre 2026 una consultazione pubblica per definire le priorità della futura strategia europea per l’idrogeno, con l’obiettivo di rafforzare la produzione, sostenere gli impieghi industriali e creare condizioni più favorevoli agli investimenti. Cittadini, imprese e organizzazioni interessate potranno presentare le proprie osservazioni entro il 23 novembre 2026, contribuendo alla preparazione del nuovo documento programmatico dell’Unione.
L’iniziativa arriva mentre lo sviluppo del mercato europeo procede più lentamente rispetto alle aspettative formulate negli anni precedenti. La Commissione riconosce che, nonostante l’introduzione di un quadro normativo articolato, la capacità produttiva effettivamente operativa rimane limitata e numerosi progetti incontrano difficoltà nel raggiungere la fase di realizzazione.
La consultazione comprende due percorsi distinti: una raccolta pubblica di contributi sulle priorità generali e un questionario rivolto agli operatori del settore. Le osservazioni serviranno a individuare gli ostacoli che rallentano la diffusione dell’idrogeno rinnovabile e a basse emissioni, senza costituire ancora una decisione sulle misure che verranno adottate.
La nuova strategia europea per l’idrogeno sarà elaborata parallelamente al quadro delle politiche sulle energie rinnovabili fino al 2040. Il collegamento riguarda sia gli obiettivi climatici dell’Unione sia la necessità di ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, una questione che continua a influenzare le scelte energetiche e industriali europee.
Un mercato ancora distante dagli obiettivi fissati per il 2030
Il punto di partenza della revisione è rappresentato dalla distanza tra le ambizioni comunitarie e la crescita effettiva della filiera. Nel 2020 l’Unione europea aveva presentato una prima strategia dedicata all’idrogeno, successivamente rafforzata dal piano REPowerEU del 2022.
Quest’ultimo ha indicato per il 2030 l’obiettivo di produrre annualmente 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile all’interno dell’Unione e di importarne altrettante. Si tratta di traguardi programmatici particolarmente impegnativi, che presuppongono investimenti consistenti negli impianti produttivi, nelle fonti rinnovabili e nei sistemi di trasporto.
I dati disponibili mostrano quanto il percorso sia ancora complesso. Secondo il rapporto sul mercato europeo dell’idrogeno pubblicato nel dicembre 2025 dall’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (ACER), nel 2024 la capacità installata degli elettrolizzatori aveva raggiunto circa 308 megawatt, con un incremento del 51% rispetto all’anno precedente.
La crescita, pur significativa in termini percentuali, rimaneva molto lontana dall’obiettivo indicativo di 6 gigawatt previsto per il 2024. Il rapporto evidenziava inoltre un divario economico rilevante: il costo medio di produzione dell’idrogeno rinnovabile era stimato intorno agli 8 euro al chilogrammo, circa quattro volte quello dell’idrogeno ottenuto da combustibili fossili.
Questi valori si riferiscono al 2024 e non descrivono automaticamente la situazione produttiva dell’ottobre 2026. Restano comunque un riferimento importante per comprendere le difficoltà strutturali che la Commissione intende affrontare.
La Corte dei conti europea aveva già richiamato l’attenzione sul problema nel rapporto speciale pubblicato nel 2024. L’istituzione aveva giudicato eccessivamente ambiziosi alcuni obiettivi comunitari, rilevando che non erano stati definiti sulla base di analisi sufficientemente solide delle condizioni industriali e delle prospettive di mercato.
La revisione della strategia europea per l’idrogeno dovrà quindi confrontarsi con una questione concreta: individuare priorità compatibili con la capacità delle imprese di investire e con la domanda effettivamente prevedibile nei prossimi anni.
Produzione rinnovabile e competitività della filiera europea
La produzione costituisce uno dei principali nodi economici del settore. L’idrogeno può essere ottenuto attraverso processi differenti, con conseguenze molto diverse in termini di emissioni, consumi energetici e costi.
L’idrogeno rinnovabile viene prodotto principalmente mediante elettrolisi dell’acqua, utilizzando elettricità proveniente da fonti rinnovabili nel rispetto dei criteri europei applicabili. Il processo separa l’idrogeno dall’ossigeno, ma richiede una quantità significativa di energia elettrica.
Il prezzo dell’elettricità incide pertanto sulla competitività del prodotto finale. ACER ha evidenziato che il costo della fornitura elettrica, al netto delle tariffe di rete, può rappresentare fino alla metà dei costi complessivi di produzione dell’idrogeno rinnovabile, con differenze rilevanti tra i territori europei.
L’espansione degli impianti di elettrolisi dipende anche dalla disponibilità di energia rinnovabile, dai tempi necessari per ottenere le autorizzazioni e dalle condizioni di connessione alla rete. Un progetto industriale può risultare tecnicamente realizzabile senza raggiungere una sostenibilità economica sufficiente per ottenere finanziamenti.
Accanto all’idrogeno rinnovabile, il quadro normativo comunitario considera quello a basse emissioni di carbonio, che può essere prodotto mediante processi differenti purché vengano rispettati specifici requisiti sulle emissioni lungo il ciclo di vita.
Nel luglio 2025 l’Unione europea ha adottato una metodologia per la valutazione delle emissioni dell’idrogeno a basse emissioni di carbonio. Il riconoscimento di questa categoria richiede una riduzione delle emissioni di gas serra almeno del 70% rispetto al riferimento fossile previsto dalla normativa.
La distinzione è rilevante perché le due categorie presentano caratteristiche industriali e ambientali differenti. L’idrogeno prodotto da gas naturale con sistemi di cattura della CO₂, per esempio, deve essere valutato considerando anche le emissioni associate alla filiera del metano e l’efficacia della cattura.
Il nuovo indirizzo europeo dovrà tenere conto di queste differenze, evitando che le misure di sostegno producano incertezze sulla classificazione dei prodotti o sulle condizioni necessarie per accedere agli incentivi.
Gli impieghi industriali e la necessità di creare una domanda stabile
La strategia europea per l’idrogeno riguarda direttamente alcuni comparti manifatturieri nei quali ridurre le emissioni attraverso la sola elettrificazione risulta particolarmente difficile.
L’idrogeno è già impiegato nell’industria chimica, nella produzione di ammoniaca e nei processi di raffinazione. Gran parte di quello utilizzato tradizionalmente deriva però da combustibili fossili. Sostituirlo progressivamente con alternative a minore impatto climatico rappresenta una delle possibilità più immediate per ridurre le emissioni associate a produzioni esistenti.
Nella siderurgia, l’idrogeno può essere utilizzato nei processi di riduzione diretta del minerale di ferro, contribuendo a sostituire il carbonio impiegato nelle tecnologie convenzionali. L’effettiva riduzione delle emissioni dipende dalla provenienza dell’idrogeno, dalla configurazione degli impianti e dall’energia utilizzata nelle successive fasi produttive.
Altre applicazioni riguardano la produzione di combustibili sintetici destinati soprattutto ai settori nei quali l’elettrificazione diretta incontra maggiori difficoltà, come alcune attività del trasporto aereo e marittimo. La produzione di questi carburanti richiede tuttavia ulteriori trasformazioni industriali, con consumi energetici aggiuntivi.
L’impiego dell’idrogeno non presenta quindi la stessa convenienza in tutti i settori. Quando l’energia elettrica può essere utilizzata direttamente con efficienza elevata, la conversione in idrogeno e il suo successivo utilizzo possono comportare perdite energetiche ed economiche difficilmente giustificabili.
La Commissione intende concentrare l’attenzione sulle applicazioni nelle quali l’idrogeno può offrire un contributo concreto alla decarbonizzazione, soprattutto nei processi industriali difficili da elettrificare.
Rimane però il problema della domanda. Le imprese potenzialmente interessate devono affrontare investimenti per modificare impianti, tecnologie e sistemi di approvvigionamento. Senza garanzie sulla disponibilità del combustibile e sui prezzi futuri, molti operatori possono rinviare queste decisioni.
Dall’altra parte, i produttori incontrano difficoltà a finanziare nuovi impianti se non dispongono di contratti di acquisto sufficientemente affidabili. La crescita del mercato dipende dunque dalla capacità di far avanzare contemporaneamente offerta e consumi.
La revisione della strategia europea per l’idrogeno potrà incidere su questo equilibrio attraverso la definizione delle priorità industriali, il coordinamento degli strumenti di sostegno e una maggiore chiarezza sulle condizioni normative applicabili alle diverse tecnologie.
Trasporto, stoccaggio e collegamenti tra i distretti produttivi
La realizzazione degli impianti di produzione rappresenta soltanto una parte degli investimenti necessari. Per raggiungere i consumatori industriali, l’idrogeno deve essere trasportato, distribuito e, quando necessario, immagazzinato attraverso infrastrutture adeguate.
Una possibilità consiste nello sviluppo di reti dedicate, soprattutto nei territori caratterizzati dalla concentrazione di grandi consumatori industriali. In alcune circostanze può essere valutata anche la riconversione di infrastrutture esistenti per il gas naturale, purché risultino tecnicamente compatibili con le caratteristiche dell’idrogeno.
Il riutilizzo delle condotte non è però automatico. Materiali, compressori, sistemi di sicurezza e condizioni operative richiedono verifiche specifiche. Anche le esigenze di stoccaggio possono essere differenti rispetto a quelle del metano.
La disponibilità di infrastrutture influisce direttamente sulla localizzazione degli investimenti. Un produttore può preferire un’area vicina a fonti rinnovabili abbondanti, mentre un’acciaieria o uno stabilimento chimico hanno bisogno di ricevere forniture continue e prevedibili nel proprio sito produttivo.
La connessione tra queste esigenze richiede una pianificazione territoriale che consideri la distribuzione dei consumi, la possibilità di creare collegamenti transfrontalieri e le prospettive di crescita della domanda.
L’Unione europea ha già adottato nel 2024 un pacchetto normativo sui mercati dell’idrogeno e dei gas decarbonizzati, finalizzato anche a creare le condizioni per lo sviluppo di infrastrutture dedicate e di un mercato regolamentato.
Sono inoltre stati approvati importanti progetti comuni europei, tra cui Hy2Infra, che comprende interventi riguardanti elettrolizzatori, gasdotti, strutture di stoccaggio e terminali.
La presenza di programmi infrastrutturali non elimina tuttavia il rischio di realizzare opere sottoutilizzate. ACER ha raccomandato di adeguare progressivamente lo sviluppo delle reti alla domanda effettiva, evitando investimenti eccessivamente anticipati rispetto alla maturazione del mercato.
Questa impostazione comporta anche una riflessione sulla distribuzione dei rischi economici tra operatori delle infrastrutture, produttori, utilizzatori industriali e soggetti pubblici.
Regole certe e finanziamenti, le condizioni richieste dagli investitori
La prevedibilità del quadro normativo costituisce uno degli obiettivi esplicitamente indicati dalla Commissione nell’apertura della consultazione.
Gli impianti per la produzione di idrogeno richiedono capitali consistenti e vengono progettati con orizzonti di funzionamento pluriennali. Le decisioni di investimento dipendono quindi dalle prospettive di costo dell’energia, dalle regole sulla certificazione, dagli obblighi ambientali e dalle possibilità di accesso ai meccanismi di sostegno.
Una modifica delle condizioni applicabili può incidere sulla redditività prevista anche dopo che sono state completate le valutazioni tecniche e commerciali.
Le regole europee sull’idrogeno rinnovabile, comprese quelle che disciplinano il rapporto tra produzione del combustibile ed elettricità rinnovabile utilizzata, sono particolarmente rilevanti per gli operatori. La loro applicazione richiede procedure di verifica e certificazione che devono risultare sufficientemente chiare per chi produce e per chi acquista.
Un ulteriore elemento riguarda il recepimento delle direttive europee negli ordinamenti nazionali. Il rapporto ACER del dicembre 2025 segnalava ritardi nell’attuazione delle disposizioni aggiornate sulle energie rinnovabili, con conseguenze sulla certezza degli obblighi e sulle prospettive di investimento.
La disponibilità di finanziamenti pubblici ha già favorito l’avvio di numerose iniziative, ma l’assegnazione delle risorse non coincide necessariamente con la costruzione e l’entrata in esercizio degli impianti.
L’Agenzia europea dei regolatori ha evidenziato la necessità di orientare i sostegni verso progetti sufficientemente maturi, soprattutto nei settori industriali dove la sostituzione dei combustibili fossili presenta maggiori difficoltà tecniche.
Anche la Corte dei conti europea ha richiamato l’attenzione sulla frammentazione degli strumenti finanziari disponibili, sulle differenze tra le relative procedure e sulla necessità di conoscere meglio gli investimenti richiesti lungo l’intera filiera.
La futura strategia europea per l’idrogeno dovrà confrontarsi con queste criticità, considerando che la disponibilità di fondi pubblici non può compensare indefinitamente l’assenza di una domanda commerciale sostenibile.
La consultazione resterà aperta fino al 23 novembre
La procedura avviata dalla Commissione europea coinvolge un insieme ampio di soggetti. Oltre ai produttori e agli utilizzatori di idrogeno, sono chiamati a contribuire operatori delle infrastrutture, fornitori di tecnologie, istituzioni finanziarie, autorità nazionali e locali, associazioni industriali, organizzazioni ambientaliste, enti di ricerca e rappresentanti dei consumatori.
La consultazione generale consente di presentare osservazioni sull’impostazione della futura strategia, mentre il questionario settoriale raccoglie informazioni più dettagliate sugli ostacoli alla produzione, alla distribuzione e all’utilizzo dell’idrogeno e dei suoi derivati.
Per il questionario mirato, la scadenza è fissata alle 23:59 del 23 novembre 2026, ora dell’Europa centrale. Il modulo è disponibile in inglese, ma le risposte possono essere presentate in qualsiasi lingua ufficiale dell’Unione europea. Le organizzazioni e le imprese partecipanti sono inoltre invitate a registrarsi nel Registro per la trasparenza dell’UE.
I contributi raccolti serviranno alla Commissione per valutare le priorità industriali ed energetiche e preparare il nuovo documento.
L’apertura della consultazione non equivale all’approvazione di una strategia definitiva, né introduce automaticamente nuovi finanziamenti o modifiche agli obblighi delle imprese. Eventuali interventi normativi e strumenti economici aggiuntivi dovranno seguire i rispettivi percorsi decisionali.
Tra le questioni da affrontare rientra anche il rapporto tra produzione europea e importazioni. Lo sviluppo di una capacità industriale interna può contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti, ma richiede energia, tecnologie e investimenti competitivi. Le importazioni, dal canto loro, possono ampliare l’offerta, esponendo però il mercato a costi logistici e a possibili nuove dipendenze commerciali.
La consultazione offre quindi agli operatori l’occasione di documentare problemi specifici, dai tempi autorizzativi alla disponibilità delle reti, dalle condizioni di finanziamento alla difficoltà di stipulare contratti di fornitura di lungo periodo. Saranno soprattutto questi elementi a permettere di valutare quali interventi possano trasformare i progetti annunciati in capacità produttiva effettivamente utilizzabile dall’industria europea.
