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Reti energetiche europee, 67 progetti chiedono 2,88 miliardi di finanziamenti UE

Tralicci e infrastrutture elettriche collegano diverse aree di un territorio europeo.
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La Commissione europea ha ricevuto 67 richieste di cofinanziamento per infrastrutture energetiche transfrontaliere, per un importo complessivo di 2,88 miliardi di euro. Il dato, comunicato il 26 ottobre 2026, riguarda il bando del programma Connecting Europe Facility (CEF Energy), destinato a sostenere la realizzazione e lo sviluppo delle reti strategiche per l’integrazione del mercato energetico europeo.

Le candidature interessano oltre 20 Paesi e rappresentano una domanda di risorse quasi cinque volte superiore ai 600 milioni di euro disponibili per il bando 2026. La partecipazione evidenzia il fabbisogno finanziario legato all’ammodernamento delle infrastrutture e alla costruzione di nuovi collegamenti tra sistemi energetici nazionali.

I 2,88 miliardi di euro costituiscono però l’ammontare dei contributi richiesti dai proponenti, non finanziamenti già approvati, assegnati o erogati. Le domande dovranno superare una procedura di valutazione e soltanto i progetti selezionati potranno accedere alle risorse europee.

L’iniziativa si inserisce nella politica comunitaria per la sicurezza degli approvvigionamenti, la decarbonizzazione e il rafforzamento delle interconnessioni. I finanziamenti europei per le reti energetiche rappresentano uno degli strumenti attraverso cui Bruxelles cerca di superare i limiti di infrastrutture sviluppate prevalentemente su scala nazionale.

Connecting Europe Facility, come funziona il programma europeo

Il Connecting Europe Facility è il principale strumento finanziario dell’Unione europea dedicato allo sviluppo delle infrastrutture strategiche nei settori dei trasporti, dell’energia e delle reti digitali. La componente CEF Energy sostiene progetti capaci di migliorare i collegamenti energetici tra Stati membri e, in determinate condizioni, tra l’Unione e Paesi confinanti.

Per il periodo 2021-2027, il programma dispone di una dotazione complessiva di circa 5,8 miliardi di euro destinata al settore energetico. Le risorse finanziano interventi che contribuiscono alla sicurezza delle forniture, all’integrazione dei mercati e alla transizione verso sistemi energetici a minori emissioni.

Il bando aperto il 30 aprile 2026, con scadenza fissata al 30 settembre, mette a disposizione 600 milioni di euro per studi preparatori e lavori infrastrutturali. Le candidature ammissibili riguardano progetti già inseriti nel secondo elenco europeo delle infrastrutture energetiche di interesse comune e reciproco.

La distinzione tra studi e lavori è rilevante. I primi possono comprendere attività tecniche e progettuali necessarie a definire la fattibilità di un’infrastruttura; i secondi riguardano interventi materiali collegati alla sua realizzazione. L’accesso al contributo dipende dalle condizioni previste dal bando e dalle verifiche richieste per la specifica tipologia di intervento.

Il finanziamento europeo copre una parte dei costi ammissibili, secondo le regole applicabili. Il resto deve essere sostenuto attraverso altre risorse, che possono comprendere capitali dei promotori e ulteriori forme di finanziamento.

I finanziamenti europei per le reti energetiche intervengono soprattutto dove il valore strategico di un collegamento supera l’interesse economico immediato di un singolo operatore. Un’infrastruttura può produrre benefici distribuiti tra diversi Paesi, rendendo più complessa la ripartizione dei costi e il reperimento dei capitali necessari.

Progetti di interesse comune e collegamenti con i Paesi confinanti

Le candidature presentate nell’ambito di CEF Energy riguardano due categorie previste dalla normativa europea sulle reti transeuropee dell’energia, conosciuta come regolamento TEN-E.

I Projects of Common Interest (PCI) sono infrastrutture strategiche che collegano o influenzano significativamente i sistemi energetici di almeno due Stati membri. Per ottenere questa qualifica devono soddisfare requisiti relativi all’integrazione dei mercati, alla sicurezza degli approvvigionamenti, alla sostenibilità e al contributo agli obiettivi energetici europei.

I Projects of Mutual Interest (PMI) riguardano invece infrastrutture sviluppate in collaborazione con Paesi esterni all’Unione europea. Questa seconda categoria è stata introdotta con la revisione del regolamento TEN-E del 2022, ampliando gli strumenti disponibili per sostenere collegamenti energetici con territori confinanti.

L’inserimento negli elenchi europei comporta alcuni vantaggi procedurali e regolatori. Tra questi figurano iter autorizzativi coordinati, condizioni più favorevoli per la gestione degli aspetti transfrontalieri e la possibilità di presentare richieste di sostegno economico attraverso il CEF.

Lo status di PCI o PMI, tuttavia, non determina automaticamente l’assegnazione di un contributo. La selezione per l’elenco strategico e la valutazione delle singole domande di finanziamento costituiscono passaggi distinti.

Il secondo elenco europeo di PCI e PMI, adottato il 29 aprile 2026, costituisce il riferimento per le candidature del nuovo bando. L’accesso ai finanziamenti europei per le reti energetiche è quindi collegato a una programmazione infrastrutturale che precede la singola richiesta di contributo.

Elettricità, idrogeno e reti intelligenti tra le infrastrutture ammissibili

Il bando 2026 comprende diverse categorie di infrastrutture, con esigenze tecniche e finanziarie differenti. Tra quelle ammissibili figurano le reti di trasmissione elettrica, le reti intelligenti per elettricità e gas, le infrastrutture per l’idrogeno, gli elettrolizzatori e le reti di trasporto della CO₂. Sono inoltre previste specifiche disposizioni transitorie per alcune infrastrutture del gas contemplate dall’articolo 24 del regolamento TEN-E.

L’interconnessione elettrica occupa un ruolo centrale nella strategia europea. Un collegamento tra due sistemi nazionali consente di trasferire energia attraverso le frontiere, aumentando le possibilità di scambio e contribuendo a gestire le differenze tra produzione e domanda.

La questione assume particolare rilevanza con la crescita delle fonti rinnovabili. La produzione eolica e fotovoltaica varia in funzione delle condizioni meteorologiche e della disponibilità delle risorse naturali. Una rete maggiormente interconnessa permette di utilizzare l’energia prodotta in un territorio anche quando il consumo locale risulta inferiore alla disponibilità.

Le interconnessioni possono inoltre contribuire alla sicurezza del sistema elettrico, offrendo ulteriori possibilità di approvvigionamento in presenza di difficoltà produttive o squilibri tra domanda e offerta. I risultati dipendono comunque dalla capacità effettiva dei collegamenti, dalle condizioni operative delle reti e dalla disponibilità di energia nei Paesi connessi.

Per l’idrogeno, gli interventi possono riguardare infrastrutture necessarie al trasporto e all’integrazione delle future filiere produttive. Le reti per la CO₂ rispondono invece all’esigenza di collegare determinate attività industriali con infrastrutture di trasporto e gestione del carbonio catturato.

Queste categorie mostrano come i finanziamenti europei per le reti energetiche siano destinati a sostenere tecnologie differenti, accomunate dalla necessità di coordinare investimenti che coinvolgono più territori e operatori.

La comunicazione del 26 ottobre non fornisce però una ripartizione dettagliata dei 2,88 miliardi richiesti per singola tecnologia o Paese. Non è quindi possibile stabilire, sulla base del dato complessivo, quale settore abbia presentato il maggior numero di candidature o richiesto la quota più elevata di risorse.

Domande quasi cinque volte superiori al budget disponibile

Il divario tra le richieste presentate e i fondi disponibili costituisce uno degli elementi più significativi del bando 2026. A fronte di 600 milioni di euro stanziati, i candidati hanno richiesto complessivamente 2,88 miliardi, pari a 4,8 volte la dotazione prevista.

Il rapporto evidenzia una pressione consistente sulle risorse del programma, senza permettere di concludere che tutti gli interventi proposti siano già pronti per la realizzazione o economicamente sostenibili.

Una candidatura può infatti riguardare attività ancora preliminari, mentre altri progetti possono trovarsi in fasi più avanzate. La presenza di una domanda di cofinanziamento non equivale all’avvio dei cantieri, così come il valore richiesto non rappresenta necessariamente il costo complessivo dell’infrastruttura.

La disponibilità limitata dei fondi rende determinante la valutazione dei progetti. Tra gli elementi rilevanti rientrano la coerenza con gli obiettivi europei, il contributo all’integrazione energetica, la maturità delle proposte e la conformità ai requisiti tecnici e amministrativi.

I finanziamenti europei per le reti energetiche devono inoltre confrontarsi con una difficoltà strutturale: i costi di un’interconnessione possono concentrarsi in un Paese, mentre una parte dei benefici si distribuisce tra diversi mercati nazionali. La normativa TEN-E prevede meccanismi regolatori che possono agevolare la ripartizione transfrontaliera dei costi quando ricorrono le condizioni previste.

Il contributo comunitario può ridurre l’onere finanziario degli interventi selezionati, ma non elimina gli ostacoli legati alle autorizzazioni, all’acquisizione delle aree, alla disponibilità dei materiali e ai tempi di costruzione.

La valutazione delle 67 proposte e le prossime scadenze

Dopo la chiusura del bando del 30 settembre 2026, le 67 candidature sono entrate nella fase di verifica dell’ammissibilità e dell’idoneità ai requisiti previsti.

Le domande che supereranno questi controlli saranno sottoposte alla valutazione di esperti esterni indipendenti, della Commissione europea e della European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency (CINEA), l’agenzia esecutiva incaricata della gestione del programma.

Secondo il calendario comunicato dalle istituzioni europee, i candidati dovrebbero ricevere gli esiti della valutazione nel gennaio 2027. La firma degli accordi di sovvenzione per i progetti selezionati è prevista entro luglio 2027.

Le tempistiche indicate riguardano la procedura di assegnazione delle risorse, non l’entrata in esercizio delle infrastrutture. Quest’ultima dipenderà dallo stato di avanzamento di ciascun progetto e dalle successive attività autorizzative e realizzative.

La Commissione ricorda che, dal 2014, CEF Energy ha sostenuto 221 azioni collegate a 168 progetti PCI e PMI, con un contributo europeo complessivo di 8,87 miliardi di euro. Si tratta di dati relativi al sostegno finanziario accordato nel corso degli anni, distinti dalle richieste ancora in valutazione nell’ambito del bando 2026.

L’attenzione si concentra ora sulla selezione delle candidature e sulla distribuzione dei 600 milioni disponibili. Saranno gli esiti della procedura a chiarire quali infrastrutture riceveranno effettivamente i nuovi contributi e con quali importi, trasformando le richieste presentate in impegni di finanziamento per interventi specifici.