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L’Etiopia ha aumentato sensibilmente la propria capacità di produzione elettrica grazie ai grandi impianti idroelettrici, ma circa 85 milioni di abitanti continuano a non avere accesso all’elettricità secondo i criteri adottati dall’Agenzia internazionale dell’energia. È una delle principali contraddizioni evidenziate nell’Energy Policy Review pubblicata il 27 ottobre 2026 dall’International Energy Agency (IEA), che analizza i progressi del Paese africano e gli ostacoli ancora presenti nella distribuzione dell’energia.
Il documento, elaborato in collaborazione con il governo etiope, riconosce il potenziale economico degli investimenti realizzati negli ultimi anni, soprattutto nel settore idroelettrico. La crescita della potenza installata ha rafforzato la possibilità di soddisfare la domanda interna e di esportare elettricità verso i Paesi confinanti. Restano però problemi strutturali legati all’affidabilità delle reti, alle difficoltà di finanziamento e alla distanza tra la disponibilità nazionale di energia e l’effettivo accesso delle famiglie ai servizi elettrici.
Lo sviluppo dell’energia rinnovabile in Etiopia rappresenta quindi un’opportunità per sostenere l’industrializzazione e ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili petroliferi. Secondo l’IEA, i benefici dipenderanno soprattutto dalla capacità di affiancare ai nuovi impianti una rete moderna, investimenti nella distribuzione e politiche energetiche coordinate.
La grande diga sul Nilo Azzurro e l’espansione della capacità elettrica
Il progetto più significativo della trasformazione energetica etiope è la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), costruita sul Nilo Azzurro. L’infrastruttura ha incrementato considerevolmente la capacità di generazione nazionale e occupa una posizione centrale nei programmi di sviluppo economico del Paese.
Secondo i dati riportati nel National Energy Compact dell’Etiopia, predisposto nell’ambito dell’iniziativa Mission 300 sostenuta dalla Banca Mondiale e dalla Banca africana di sviluppo, la capacità elettrica installata nazionale ha raggiunto 9.761 megawatt nel 2025, con oltre il 95% proveniente da fonti rinnovabili, prevalentemente idroelettriche.
Il dato riguarda la potenza installata, ossia la capacità nominale degli impianti di produrre elettricità. Non coincide con l’energia effettivamente generata durante un anno, che viene misurata in megawattora o gigawattora e dipende dalle condizioni operative, dalla disponibilità di acqua e dal funzionamento delle infrastrutture.
Questa distinzione è particolarmente rilevante per valutare il sistema etiope. L’incremento della capacità disponibile non garantisce automaticamente un aumento proporzionale della produzione annuale, né assicura che tutta l’elettricità possa essere trasportata e distribuita senza interruzioni.
La forte presenza dell’idroelettrico costituisce inoltre una caratteristica del sistema nazionale, che deve essere considerata nella pianificazione energetica di lungo periodo. Le variazioni delle precipitazioni e delle portate fluviali possono influenzare la produzione degli impianti, rendendo necessaria una maggiore diversificazione delle tecnologie.
L’IEA individua nel solare, nell’eolico e nella geotermia le principali possibilità di sviluppo complementare. Il fotovoltaico e l’eolico potrebbero contribuire a compensare alcune oscillazioni stagionali della produzione idroelettrica, mentre la geotermia potrebbe fornire elettricità programmabile, meno dipendente dalle condizioni meteorologiche immediate.
Rinnovabili al 90% dell’offerta energetica, ma prevale la biomassa tradizionale
Uno dei dati più interessanti del rapporto riguarda la composizione dell’offerta energetica complessiva. Nel 2024 le fonti rinnovabili rappresentavano circa il 90% dell’energia disponibile in Etiopia, una percentuale particolarmente elevata nel confronto internazionale.
Il valore richiede tuttavia un’interpretazione accurata. La bioenergia rappresentava da sola circa l’86% dell’offerta energetica nazionale, soprattutto per il largo impiego di legna e altri materiali di origine biologica nella preparazione dei pasti.
La quota rinnovabile dell’offerta energetica complessiva non deve quindi essere confusa con quella della produzione elettrica. Nel primo caso rientrano anche i combustibili utilizzati direttamente dalle famiglie e dalle attività economiche; nel secondo si considera esclusivamente l’elettricità generata dagli impianti.
L’IEA rileva che le fonti rinnovabili alimentano quasi interamente l’elettricità immessa nella rete nazionale, mentre il consumo energetico delle famiglie continua a dipendere in misura considerevole dalla biomassa tradizionale.
Questa particolarità spiega perché una quota rinnovabile così elevata non corrisponda necessariamente a un sistema energetico moderno o a un basso impatto sanitario. L’utilizzo domestico di combustibili solidi in apparecchi poco efficienti può produrre emissioni inquinanti negli ambienti chiusi, con conseguenze soprattutto per le popolazioni che dispongono di alternative limitate.
Le prospettive dell’energia rinnovabile in Etiopia dipendono anche dalla possibilità di sostituire progressivamente questi impieghi tradizionali con tecnologie più efficienti. La diffusione delle cucine elettriche, dei sistemi avanzati a biomassa e di altre soluzioni meno inquinanti richiederà investimenti nelle apparecchiature domestiche e una fornitura energetica sufficientemente stabile.
Accesso all’elettricità, il divario tra città e aree rurali
L’espansione della produzione elettrica non ha ancora eliminato le disuguaglianze territoriali. Secondo l’Energy Policy Review, la percentuale di popolazione con accesso all’elettricità è passata da circa il 12% nei primi anni Duemila al 35% nel 2024, utilizzando la definizione di servizio elettrico di base adottata dall’IEA.
La stessa Agenzia stima che circa 85 milioni di persone fossero ancora prive di accesso nel 2024. Il problema interessa soprattutto le comunità rurali, dove l’estensione delle linee di distribuzione può risultare complessa e costosa.
Le rilevazioni della Banca Mondiale del 2025 restituiscono una fotografia differente perché impiegano criteri statistici diversi. L’Ethiopian Energy Access Survey indica che il 65% delle famiglie disponeva di almeno una fonte di elettricità, comprese soluzioni solari autonome, mentre soltanto il 44% della popolazione raggiungeva un livello minimo di servizio classificato come Tier 1 o superiore.
Le percentuali non sono direttamente confrontabili: distinguono la semplice disponibilità di una fonte elettrica dalla possibilità di utilizzare un servizio con determinate caratteristiche minime. La presenza di una lampada solare, per esempio, non equivale a un collegamento capace di alimentare elettrodomestici, apparecchiature produttive e servizi essenziali.
Il governo etiope punta a raggiungere il 75% di accesso all’elettricità entro il 2030 e la copertura universale entro il 2035. Si tratta di obiettivi programmatici, non di risultati già conseguiti.
Per avvicinarsi a questi traguardi saranno necessarie nuove connessioni alla rete nazionale, ma anche sistemi decentralizzati. Mini-reti locali e impianti fotovoltaici domestici possono offrire una soluzione nelle località isolate, dove la costruzione di lunghe infrastrutture di distribuzione richiederebbe investimenti difficilmente sostenibili nel breve periodo.
Il costo iniziale delle connessioni rappresenta un ulteriore ostacolo. Anche nelle aree raggiunte dalla rete, alcune famiglie non dispongono delle risorse necessarie per attivare il servizio. L’ampliamento dell’accesso richiede pertanto interventi economici rivolti agli utenti, oltre alla costruzione delle infrastrutture.
Perdite di rete e interruzioni frenano imprese e consumi
Una delle criticità più rilevanti riguarda la qualità del servizio elettrico. Il rapporto IEA segnala perdite elevate lungo le reti e un’affidabilità ancora insufficiente della distribuzione, problemi che limitano l’impiego dell’energia nelle attività produttive.
Le perdite possono dipendere da diversi fattori, tra cui dispersioni tecniche durante il trasporto e la distribuzione, infrastrutture obsolete e inefficienze commerciali nella gestione del servizio. Il loro effetto è duplice: una parte dell’elettricità disponibile non viene trasformata in consumi utili e le società elettriche incontrano maggiori difficoltà nel recuperare i ricavi necessari per finanziare la manutenzione.
Per le imprese, la continuità della fornitura è spesso decisiva quanto il prezzo dell’energia. Un collegamento instabile può ostacolare l’utilizzo di macchinari, sistemi di refrigerazione e apparecchiature industriali, limitando i benefici economici derivanti dall’aumento della capacità nazionale di generazione.
L’IEA raccomanda una pianificazione integrata che consideri contemporaneamente nuovi impianti, trasmissione, distribuzione e andamento della domanda. Investire esclusivamente nella produzione rischierebbe di accentuare lo squilibrio tra elettricità potenzialmente disponibile e capacità effettiva del sistema di consegnarla agli utilizzatori finali.
Per l’energia rinnovabile in Etiopia, la modernizzazione delle reti costituisce dunque una condizione operativa essenziale. La crescente diffusione di impianti solari ed eolici richiederà inoltre strumenti di gestione capaci di coordinare fonti con caratteristiche produttive differenti.
La Banca Mondiale ha già avviato programmi dedicati all’ampliamento dell’accesso e al rafforzamento delle infrastrutture. Nel 2025 è stato approvato il programma ASCENT Ethiopia, sostenuto da un credito di 400 milioni di dollari dell’International Development Association e da un contributo di 24 milioni del governo danese.
L’iniziativa ha l’obiettivo di portare elettricità pulita e affidabile a quasi sei milioni di persone. Il numero indica la platea prevista dal programma e non gli utenti già raggiunti.
Esportazioni elettriche e ruolo dell’Etiopia nell’Africa orientale
L’aumento della capacità produttiva ha rafforzato anche le prospettive commerciali dell’Etiopia nei mercati elettrici regionali. Il Paese dispone di collegamenti con sistemi confinanti e partecipa ai processi di integrazione energetica promossi attraverso l’Eastern Africa Power Pool.
Le interconnessioni consentono di trasferire elettricità tra Paesi, valorizzando eventuali disponibilità produttive e contribuendo alla sicurezza delle forniture. Per l’Etiopia, l’esportazione può rappresentare una fonte di entrate in valuta estera, particolarmente importante in un’economia che deve sostenere l’acquisto internazionale di macchinari, tecnologie e combustibili.
Il collegamento elettrico con il Kenya costituisce uno degli esempi più rilevanti dell’integrazione regionale. L’Eastern Electricity Highway è stato progettato per favorire gli scambi tra i due sistemi, consentendo al Kenya di accedere a energia proveniente dall’Etiopia e creando opportunità commerciali per il produttore etiope.
Il beneficio economico potenziale dipende però dalla quantità di elettricità effettivamente esportata, dagli accordi contrattuali, dai prezzi e dalla disponibilità delle infrastrutture di trasmissione.
La capacità installata nazionale non corrisponde quindi a una quantità automaticamente esportabile. Prima di destinare energia ai mercati esteri occorre considerare i consumi interni, i vincoli tecnici della rete, la variabilità della produzione e gli impegni di fornitura.
L’IEA considera il rafforzamento del commercio regionale uno degli strumenti attraverso cui aumentare la flessibilità del sistema. Gli scambi possono infatti consentire una gestione più efficiente delle risorse disponibili, soprattutto quando le condizioni produttive e i picchi di domanda non coincidono tra i diversi Paesi.
Rimane centrale il coordinamento con l’elettrificazione domestica. La crescita delle esportazioni può contribuire a finanziare lo sviluppo del settore, ma il miglioramento dei servizi energetici per la popolazione richiede investimenti specifici nelle reti locali e nelle connessioni.
Solare, eolico e geotermia per ridurre la dipendenza dall’idroelettrico
La diversificazione delle fonti rappresenta una delle principali raccomandazioni contenute nel rapporto del 27 ottobre. L’elevata concentrazione della produzione elettrica nell’idroelettrico espone il sistema alle variazioni delle condizioni idrologiche, un rischio che può diventare più significativo in presenza di periodi prolungati di siccità.
L’energia rinnovabile in Etiopia presenta margini di sviluppo importanti anche al di fuori dei grandi bacini fluviali. Il potenziale solare può essere sfruttato attraverso impianti collegati alla rete o sistemi decentralizzati, mentre l’eolico offre opportunità di produzione complementari.
La geotermia possiede caratteristiche differenti. A differenza delle fonti dipendenti dall’irraggiamento solare o dalla presenza di vento, gli impianti geotermici possono fornire energia con maggiore continuità, quando le condizioni del giacimento e quelle tecniche lo consentono.
L’IEA evidenzia tuttavia che la realizzazione di progetti in queste tecnologie ha proceduto più lentamente rispetto alle aspettative. Le difficoltà riguardano il reperimento dei finanziamenti, la disponibilità di infrastrutture adeguate, il coordinamento istituzionale e l’accesso alla valuta estera necessaria per acquistare componenti importati.
Le applicazioni rinnovabili potrebbero estendersi anche oltre la generazione elettrica tradizionale. L’irrigazione alimentata da impianti fotovoltaici, l’agrivoltaico e l’utilizzo diretto del calore geotermico sono indicati dall’Agenzia come possibilità per sostenere agricoltura e industria, riducendo in alcune attività il consumo di gasolio.
Si tratta di opportunità tecnologiche ed economiche, i cui risultati dipenderanno dall’effettiva realizzazione dei progetti, dai costi degli investimenti e dalla loro sostenibilità operativa.
Investimenti e riforme, le condizioni per accelerare la transizione
La disponibilità di risorse naturali non è sufficiente a garantire la realizzazione di nuovi impianti. Il rapporto IEA sottolinea che gli investimenti nel settore elettrico etiope sono stati sostenuti prevalentemente dal comparto pubblico e dalle istituzioni finanziarie per lo sviluppo.
I capitali si sono concentrati soprattutto sulla generazione rinnovabile collegata alla rete e sui programmi di ampliamento dell’accesso all’elettricità. La partecipazione dei finanziatori commerciali rimane più contenuta, in particolare nei segmenti diversi dalla produzione.
Il costo elevato del capitale rappresenta uno degli ostacoli principali. Le difficoltà di accesso alla valuta estera e le oscillazioni dei cambi possono aumentare l’incertezza sui costi dei progetti, soprattutto quando richiedono apparecchiature importate o finanziamenti denominati in monete straniere.
L’IEA propone di migliorare la sostenibilità finanziaria delle iniziative, ridurre i rischi per gli investitori e ampliare il ricorso a finanziamenti agevolati e strumenti che combinano risorse pubbliche e private.
Tra le raccomandazioni compare anche l’introduzione di procedure competitive e trasparenti per l’assegnazione dei progetti rinnovabili. Un quadro regolatorio più prevedibile potrebbe agevolare l’ingresso di nuovi operatori e rendere più chiara la ripartizione delle responsabilità.
Un’altra criticità riguarda la frammentazione istituzionale. Competenze distribuite tra ministeri, autorità di regolazione e organismi pubblici possono complicare i procedimenti autorizzativi e rallentare l’attuazione degli investimenti.
La revisione suggerisce un coordinamento più stretto tra amministrazioni, accompagnato dal miglioramento delle statistiche nazionali sull’energia. Informazioni più complete sui consumi, sugli impianti decentralizzati e sull’impiego della biomassa consentirebbero di programmare gli interventi sulla base di una rappresentazione più accurata della domanda.
Cucine pulite e domanda futura di elettricità
Il rapporto dedica particolare attenzione anche all’energia impiegata nelle abitazioni. Nel 2024 circa 120 milioni di persone utilizzavano ancora metodi tradizionali per cucinare, mentre l’accesso a soluzioni moderne e meno inquinanti raggiungeva appena il 7% della popolazione.
L’Etiopia intende portare questa percentuale al 58% entro il 2030 e al 76% entro il 2035. La strategia prevede soprattutto una maggiore diffusione della cottura elettrica e di apparecchi avanzati alimentati a biomassa.
Il raggiungimento di questi obiettivi potrebbe modificare sensibilmente i consumi domestici. L’elettrificazione della cucina richiede infatti una disponibilità di energia superiore a quella necessaria per l’illuminazione e la ricarica di piccoli dispositivi.
La transizione dovrà pertanto essere accompagnata da una pianificazione della domanda elettrica, da reti in grado di sostenere i nuovi carichi e da strumenti finanziari che rendano accessibile l’acquisto delle apparecchiature.
L’IEA osserva che i costi iniziali costituiscono ancora una barriera significativa per numerose famiglie. Incentivi mirati, forme di credito al consumo e filiere commerciali più efficienti potrebbero contribuire alla diffusione delle tecnologie, ma richiedono risorse e capacità organizzative.
Lo sviluppo dell’energia rinnovabile in Etiopia sarà influenzato anche dalla crescita di questi consumi, insieme all’elettrificazione dei trasporti, dell’agricoltura e delle attività industriali.
L’aumento della domanda pone un problema di programmazione: gli investimenti nella produzione devono procedere con tempi compatibili con quelli delle infrastrutture elettriche e con le nuove esigenze degli utenti.
La revisione arriva mentre il Paese si prepara a ospitare la COP32 nel 2027, appuntamento che potrebbe favorire il confronto internazionale sugli investimenti climatici ed energetici. Tra le priorità operative indicate dall’IEA resta il rafforzamento delle reti nelle aree con maggiore potenziale di crescita dei consumi, affinché l’espansione della capacità produttiva possa tradursi in forniture più affidabili per famiglie e imprese.
